La nuova edizione del libro della giornalista scientifica esperta di CRISPR – e curatrice del blog CRISPeRMANIA – racconta al grande pubblico tutto quello che c’è da sapere sull’ormai famosa tecnica di editing genomico. Nel 2017 veniva pubblicata la prima edizione di “E l’uomo creò l’uomo”: il sottotitolo – “CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico” – e i filamenti di DNA blu in copertina facevano intuire il tema a chi si apprestava a sfogliarne le pagine. Oggi i filamenti di DNA si sono tinti di viola ed è stato aggiunto un capitolo, per proseguire il racconto di quella che possiamo considerare una delle più grandi rivoluzioni dell’ultimo decennio in ambito biomedico.
Un resoconto alla scoperta dei protagonisti della storia di CRISPR dagli anni ’70, con le prime applicazioni dell’ingegneria genetica, al 2020, anno in cui le scopritrici della tecnica di editing genomico – Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier – hanno vinto il Premio Nobel per la Chimica. Un racconto avvincente e ricco di particolari e curiosità storiche non scontate, che aiutano il lettore a immergersi nel mondo di CRISPR senza difficoltà, anche grazie alla sezione fotografica presente all’interno del libro. La narrazione è scorrevole e coinvolgente, anche se gli aspetti bioetici, sociali e regolatori non sono affrontati a 360 gradi ma spesso solo accennati.
Ricevere le attenzioni di Walter Isaacson è un’altra medaglia che Jennifer Doudna può appendersi al camice. Biografo e giornalista appassionato di storia, Isaacson è una delle penne più influenti degli Stati Uniti (tra le altre cose ha guidato la CNN). Prima di dedicarsi all’inventrice di CRISPR ha ritratto Steve Jobs, Leonardo da Vinci, Albert Einstein, Benjamin Franklin e Henry Kissinger, arrivando al grande pubblico senza dispiacere ai lettori raffinati. Ora sceglie per la prima volta una donna, e per la prima volta si misura con la biologia. Anche se a essere onesti “The code breaker” non è una vera e propria biografia di Doudna: il libro si sofferma su Jennifer più che sulle altre figure chiave della saga di CRISPR (a mio avviso giustamente), ma racconta un’impresa corale (e anche questo è un bene).
A chiunque sia capitato di leggere l’Imperatore del Male - una biografia del cancro (Neri Pozza, 2011) non potrà più uscire di mente il nome - per quanto difficile da pronunciare correttamente - di Siddhartha Mukherjee, oncologo ed ematologo di New Delhi, che proprio con il suo romanzo d’esordio del 2011 ha vinto il premio Pulitzer per la saggistica. Infatti, con l’Imperatore del Male Mukherjee è stato in grado di raccontare con trasporto e meticolosità le origini, gli sviluppi e anche le linee di crescita futura del settore dell’oncologia. Non è facile affrontare una tale impresa e solo una ricchissima preparazione e una brillante capacità di comunicazione avrebbero permesso di ripeterla: Siddhartha Mukherjee ci è riuscito e stavolta ha messo al centro la genetica.
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