Pievani

Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, ripercorre la storia dell’universo e dell’uomo sulle tracce di quell'imperfezione che ci ha resi la meravigliosa (forse) specie che siamo

Ci viene piuttosto facile pensare che l’evoluzione sia il meccanismo che, in modo naturale, “aggiusta” la realtà, corregge il tiro e cancella gli errori in modo tale che nei milioni di anni la vita abbia potuto evolversi dallo stadio unicellulare a quello pluricellulare che ci contraddistingue. Dalle amebe a noi esseri umani. E il confronto tra questi due organismi sembrerebbe deporre a favore di una siffatta tesi ma, di fatto, si tratta di un punto di vista fallace, che non considera l’evoluzione per quello che realmente è e, soprattutto, sovrastima ciò che noi siamo. Nel suo ultimo libro “Imperfezione - una storia naturale” (Raffaello Cortina Editore), Telmo Pievani, filosofo della scienza e professore ordinario presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, spiega quale sia davvero il driver dell’evoluzione componendo una vera e propria “lode” all'imperfezione.

Non giustifica e non scusa ovviamente l’essere imperfetti, ma evidenzia che “la perfezione dipende dall'imperfezione” e che il cambiamento al meglio si realizza su un base che non è mai ottimale.

Pievani è un autentico comunicatore della scienza che, tanto a voce quanto sulla carta, sa coinvolgere e appassionare il suo pubblico. In questo libro la sua prosa brillante si fa condita di esempi curiosi che il lettore incamera facilmente (ad esempio, perché alcuni di noi riescono ancora a muovere i padiglioni auricolari?) e sono funzionali alla tesi che il nostro universo e la nostra vita trovano ragion d’essere proprio nell'imperfezione. Riprendendo la filosofia di Voltaire e citando il “Candido”, la sua opera più celebre, Pievani ci spiega che il nostro non è affatto il migliore dei mondi possibili e ci ricorda quanto sia meraviglioso proprio perché non perfetto. A quanti non credono sia possibile studiare gli eventi del tempo profondo, il filosofo lombardo dimostra come, invece, le armi della scienza possano consentire di guardare al passato con scrupolo e precisione: ripercorrendo la scala temporale dagli inizi del nostro sistema solare, Pievani racconta le contingenze e le casualità che hanno portato il pianeta Terra ad essere l’unico (a quanto ci è dato sapere finora) abitabile (e abitato). Ma non c’è stata pianificazione nella sequenza di impatti cosmici tra pianeti in via di formazione, satelliti in potenza e pezzi di roccia che hanno portato alla situazione che oggi ben conosciamo. Come non esiste un piano che abbia spinto i primi batteri ad avviare una catena di trasformazioni di cui la specie umana pare essere il risultato. L’evoluzione è, infatti, un meccanismo affascinante che, tenendo conto della storia passata, procede grazie a mutazioni casuali e risponde a imprevedibili cambiamenti ambientali. Necessità, adattamento e raggiungimento dell’obiettivo. Conta più l’utilità del momento che la perfezione.

“Sì, l’evoluzione è opportunista. Fa di necessità virtù come un bricoleur”, commenta Pievani. “La selezione naturale infatti non può ricominciare ogni volta da zero, è più economico trasformare il materiale già a disposizione. Quindi deve fare i conti con i vincoli pregressi, con le contingenze storiche, con i compromessi tra esigenze differenze. Il risultato è abborracciato, artigianale e imperfetto, ma funziona”.

Sopravvivere e riprodursi. Ogni essere vivente sul pianeta risponde a questa logica. Una volta capito ciò si inizia a comprendere come certe “imperfezioni” abbiano un loro significato. L’imponente palco dell’alce irlandese non sembrava funzionale alla sopravvivenza dell’individuo, ma aveva la funzione di avvantaggiarlo nella corsa alla riproduzione. Come pure la coda del pavone. Nel compromesso tra sopravvivenza e riproduzione si trova la spiegazione di una gran parte di quello che ci sembra “materiale di scarto” e che, invece, occupa un ruolo fondamentale nel motore dell’evoluzione. “Inutile” e “perfetto” sono, dunque, aggettivi che non si abbinano bene al termine evoluzione. E se quanto detto fino ad ora basta a confutare il pensiero creazionista e finalista, il discorso si fa ancora più interessante quando la lente di ingrandimento si sposta sull'uomo. O, meglio ancora, al suo interno.

Perché l’impronta dell’inutilità si ravvisa anche nel DNA. Scopriamo così che il nostro genoma conserva traccia della sua storia passata: circa 2000 geni (approssimativamente il 10% del genoma) disattivati, un tempo funzionali e oggi desueti, permangono nel nostro patrimonio genetico e la ragione di questo conservarsi di elementi non più - in apparenza - utili è che l’evoluzione spesso non opera per esclusione ma per addizione. I cambiamenti si accumulano e quello che serviva ieri e non serve oggi potrebbe tornare utile domani. È anche grazie a questo cumulo di imperfezioni di successo che Homo sapiens si presenta come la straordinaria specie che oggi domina il pianeta. E questo ci induce a guardare più da vicino il nostro DNA perché se “l’evoluzione è la trasformazione del possibile”, allora piccoli aggiustamenti mirati potrebbero liberarci da gravi condizioni patologiche ereditarie. Le terapie avanzate rappresentano il modo più efficace con cui speriamo di correggere quelle intrinseche imperfezioni che contrastano con la salute e con la sopravvivenza. Tramite esse modifichiamo il DNA e riscriviamo la nostra storia, cancellando patologie orfane di cura prima che possano manifestarsi. La medicina del futuro agisce sul linguaggio dell’evoluzione, ma a questo punto vien naturale chiedersi se la terapia genica o CRISPR anziché essere mezzi di correzione dell’imperfezione siano, invece, strumenti dell’evoluzione.

“Penso proprio di sì”, afferma Pievani. “Il gene editing è a tutti gli effetti un fattore evolutivo, non soltanto perché ci offre nuove promettenti possibilità di terapie geniche intervenendo sulle cellule del nostro corpo, e contrastando le naturali imperfezioni del nostro genoma, ma anche perché possiamo applicarlo alla linea germinale umana, introducendo quindi mutazioni che diventano ereditarie. Naturalmente nel secondo caso serve cautela, proprio perché il DNA è una giungla che abbiamo esplorato finora solo in parte”.

“Imperfezione - una storia naturale” è, dunque, un libro coinvolgente che ci rivela in tutta la sua semplicità la bellezza della biologia evoluzionistica, svelandoci nel dettaglio il segreto più noto e strabiliante dell’universo in cui viviamo e, ancor più, dell’universo “che siamo”. Un microcosmo di imperfetta meraviglia.

Con il contributo incondizionato di

Website by Digitest.net



Questo sito utilizza cookies per il suo funzionamento Maggiori informazioni