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Il nuovo vaccino ha mostrato risultati di immunogenicità comparabili o superiori ai vaccini singoli in uno studio clinico di Fase III che ha coinvolto oltre 8000 persone sopra i 50 anni

Fino a qualche anno fa i vaccini a mRNA erano una promessa coltivata soprattutto nei laboratori. Poi è arrivata la pandemia COVID-19 e la tecnologia è entrata all’improvviso anche nel “mondo reale”, riscrivendo regole e tempi della medicina preventiva. Oggi, a distanza di sei anni, inizia una nuova fase: non più soltanto vaccini contro un singolo patogeno, ma piattaforme combinate pensate per colpire contemporaneamente più virus respiratori. Come diffuso da un comunicato stampalo scorso 21 aprile la Commissione Europea ha autorizzato il primo vaccino combinato a mRNA (denominato mRNA1083 o con il nome commerciale mCombriax) per influenza e COVID-19, sviluppato da Moderna e destinato agli adulti dai 50 anni in su. Un’approvazione che potrebbe semplificare le campagne vaccinali, migliorare l’adesione ai richiami stagionali e ridefinire le strategie di vaccinazione contro i virus respiratori.

I VACCINI A mRNA OLTRE LA PANDEMIA

L’RNA messaggero come piattaforma vaccinale vive oggi il suo momento di massima diffusione dopo la pandemia di COVID-19, che ha rappresentato un banco di prova senza precedenti per testare questi vaccini su larga scala e in tempi rapidi.

Le ricerche che hanno reso possibile questa tecnologia risalgono a oltre 30 anni fa e sono state premiate nel 2023 con il Nobel per la Medicina, assegnato ai ricercatori Katalin Karikó e Drew Weissman. La loro scoperta ha posto le basi per lo sviluppo dei vaccini contro il COVID-19 di Moderna e Pfizer/BioNTech, che forniscono alle cellule le istruzioni per sintetizzare la proteina Spike del virus e possono essere prodotti più rapidamente rispetto ai vaccini tradizionali basati su virus inattivati o proteine virali.

Ma la pandemia è stata solo il punto di partenza. Oggi diverse aziende biotech e farmaceutiche stanno esplorando applicazioni (Osservatorio Terapie Avanzate ne ha parlato qui e qui) che spaziano da altre malattie infettive all’oncologia. La stessa Moderna sta sviluppando vaccini antitumorali personalizzati – dal melanoma al cancro al pancreas - costruiti a partire dalle mutazioni presenti nel tumore del singolo paziente. Parallelamente, l’mRNA viene studiato anche contro altri virus respiratori come influenza e virus respiratorio sinciziale (RSV), oltre che per malattie rare e infezioni emergenti. 

UN VACCINO PER COVID E INFLUENZA

Ogni anno milioni di persone, in particolare anziani e soggetti fragili, ricevono il vaccino antinfluenzale stagionale (i dati sono consultabili sul website Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità). Dopo la pandemia, a questo appuntamento si è aggiunto anche l’eventuale richiamo per il SARS-CoV-2. Da qui nasce l’idea alla base di mRNA-1083, il vaccino combinato sviluppato da Moderna e approvato dalla Commissione Europea per gli adulti di età pari o superiore a 50 anni.

Il vaccino contiene componenti dirette contro quattro ceppi influenzali stagionali – i ceppi A/H1N1 e A/H3N2 e i ceppi B Victoria e Yamagata, quest’ultimo non più raccomandato nelle formulazioni antinfluenzali più recenti – oltre a una componente contro la variante Omicron XBB.1.5 di SARS-CoV-2. L’obiettivo è quello di proteggere simultaneamente contro due virus respiratori che condividono almeno in parte la stessa stagionalità e che continuano a rappresentare un rischio significativo soprattutto per le persone più vulnerabili.

Un’unica somministrazione potrebbe infatti semplificare le campagne vaccinali, migliorare l’adesione ai richiami stagionali e ridurre il carico organizzativo per i sistemi sanitari. La tecnologia a mRNA, inoltre, consente di adattare più velocemente le formulazioni in risposta all’emergere di nuove varianti o ceppi circolanti rispetto ai metodi tradizionali, un aspetto particolarmente utile per virus respiratori come influenza e SARS-CoV-2, che mutano rapidamente e rendono necessario aggiornare periodicamente la composizione dei vaccini.

I LIMITI DELL'APPROCCIO COMBINATO

Combinare più antigeni nello stesso vaccino, però, è tutt’altro che semplice. Una delle principali sfide riguarda la cosiddetta “interferenza immunologica”: il rischio cioè che la risposta immunitaria contro un antigene possa influenzare o ridurre quella contro un altro.

Negli ultimi anni anche altre aziende hanno tentato questa strada. Pfizer e BioNTech, ad esempio, hanno sviluppato un vaccino combinato influenza-COVID basato su tecnologia mRNA. Tuttavia, nell’agosto 2024 le aziende hanno comunicato che il candidato aveva soddisfatto solo uno dei due endpoint primari di immunogenicità in uno studio clinico di Fase III condotto su oltre 8.000 persone. Il vaccino aveva infatti suscitato una risposta robusta contro l’influenza A, ma non contro l’influenza B, rispetto ai vaccini somministrati separatamente per COVID-19 e influenza.

I RISULTATI DELLO STUDIO CLINICO

Nel caso di Moderna, i dati diffusi dall’azienda suggeriscono invece una risposta immunitaria robusta sia contro influenza sia contro SARS-CoV-2. Come riportato su una pubblicazione dello scorso anno, l’autorizzazione europea si basa sui risultati di uno studio clinico di Fase III che ha coinvolto circa 8.000 adulti suddivisi in due coorti indipendenti: una composta da soggetti di età pari o superiore ai 65 anni, l’altra da persone tra i 50 e i 64 anni.

Lo studio ha confrontato il vaccino combinato con la somministrazione concomitante dei vaccini già autorizzati per influenza e COVID-19. L’obiettivo principale era verificare la non inferiorità della risposta immunitaria, cioè dimostrare che il nuovo vaccino non fosse meno efficace rispetto alla somministrazione separata. Secondo quanto riportato da Moderna, tutti gli endpoint primari sono stati raggiunti. Dopo una singola dose, mRNA-1083 ha indotto risposte immunitarie significativamente superiori contro tre ceppi influenzali – A/H1N1, A/H3N2 e B/Victoria – oltre che contro SARS-CoV-2, in entrambe le fasce d’età analizzate.

Il vaccino ha inoltre mostrato un profilo di sicurezza considerato accettabile. Gli eventi avversi segnalati sono stati prevalentemente lievi o moderati e coerenti con quelli osservati per i vaccini già autorizzati.

L'APPROVAZIONE EUROPEA E I PROSSIMI PASSI

L’autorizzazione concessa dalla Commissione Europea segue il parere positivo del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) dello scorso febbraio ed è valida nei 27 Stati membri dell’Unione Europea, oltre che in Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Il vaccino sarà ora reso disponibile nei diversi Paesi sulla base delle procedure nazionali di accesso e implementazione.

L’approvazione europea di mRNA-1083 segna così l’inizio di una possibile nuova generazione di strategie preventive basate sulla flessibilità della piattaforma mRNA. 

Con il contributo incondizionato di

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