La terapia è stata somministrata presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, centro di riferimento per lo studio clinico nel quale le terapie CAR-T sono impiegate su pazienti affetti da questa forma tumorale

Per la prima volta in Italia un paziente affetto da linfoma follicolare refrattario alle terapie convenzionali è stato trattato con le cellule CAR-T, una terapia avanzata che si basa sull’ingegnerizzazione dei linfociti T (cellule del sistema immunitario) del paziente per aiutarli a riconoscere e aggredire le cellule tumorali. Il trattamento è stato somministrato presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele - centro coordinatore dello studio clinico ELARA in corso in Italia - sotto la guida del dott. Andrés J. M. Ferreri, responsabile dell’Unità Linfomi, e del prof. Fabio Ciceri, primario dell’Unità di Oncoematologia e Trapianto di Midollo Osseo. Si tratta di un trial di fase II, multicentrico che coinvolge 25 centri clinici tra Stati Uniti, Australia, Giappone ed Europa. Il paziente, un uomo di cinquant’anni, non ha avuto reazioni avverse a seguito dell’infusione delle CAR-T, avvenuta in agosto, ed è oggi a casa in attesa degli esami di follow-up che permetteranno di valutare l’efficacia del trattamento.

Il linfoma follicolare è un tipo di tumore del sangue che colpisce i linfociti ed è il secondo più diffuso dopo il linfoma a grandi cellule B. In un terzo dei casi la malattia si presenta in forma indolente, che non necessita di alcun trattamento, ma solo di un attento monitoraggio. Per le forme attive invece, la terapia più efficace disponibile consiste nella combinazione di un chemioterapico e di un anticorpo monoclonale, che si attacca alle cellule tumorali e aiuta il sistema immunitario a distruggerle. Se però il tumore va in recidiva a meno di due anni dal trattamento, o se la malattia è refrattaria alla chemioterapia, la prognosi è sfavorevole. Ecco perché continua la ricerca di nuovi approcci terapeutici in grado di aiutare questi pazienti.
 
Le terapie con CAR-T anti-CD19 costituiscono uno dei più promettenti frutti di questo infinto processo di ricerca. Il trattamento prevede che i linfociti T del paziente vengano prelevati e poi ingegnerizzati in laboratorio per far loro riconoscere un antigene - chiamato CD19 - espresso dai linfociti B presenti sulla superficie di molte forme di linfoma, compreso il linfoma follicolare. I linfociti T vengono, inoltre, dotati di specifiche molecole stimolatorie che promuovono la loro attivazione e proliferazione. Una volta infusi nuovamente nel paziente scatenano la risposta immunitaria contro il tumore. Linfociti potenziati che riconoscono le cellule cancerose e sono in grado di contrastarle: un’idea vincente che Novartis ha sviluppato mettendo a punto tisagenlecleucel (il nome commerciale è Kymriah), una terapia CAR-T anti-CD19 autorizzata in Italia lo scorso agosto dall’AIFA per l’impiego clinico in due precise categorie di pazienti: gli adulti colpiti da una forma di linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL, il linfoma aggressivo più frequente in Occidente) in cui non ci sia stata risposta alle terapie convenzionali o si sia manifestata una recidiva, e le persone sotto i 25 anni colpite da leucemia linfoblastica acuta alle cellule B, un tumore raro che spesso non guarisce con i trattamenti standard. Per altre patologie tumorali fuori indicazione, come il linfoma follicolare, è in corso la sperimentazione clinica e le CAR-T sono somministrate all’interno di specifici trial clinici, come ELARA: studio clinico condotto in aperto per valutare il tasso di risposta al trattamento con Tisagenlecleucel dei pazienti affetti da linfoma follicolare refrattario o recidivante di grado 1, 2 e 3A. Per lo studio ELARA saranno arruolati 113 pazienti e la sua conclusione è prevista per il 2022.

“Si tratta di terapie che uniscono le tre tecnologie più d’avanguardia in campo oncologico: l’immunoterapia, la terapia cellulare e la terapia genica” - spiega il dott. Andrés J. M. Ferreri, coordinatore dello studio presso l’Ospedale San Raffaele - “Considerata la loro efficacia contro altri tipi di tumore del sangue e visti i primi incoraggianti risultati degli studi pilota sul loro utilizzo nel linfoma follicolare, penso che le CAR-T anti-CD19 costituiscano una delle possibilità più promettenti per queste forme resistenti o recidivanti della malattia”.
 

Con il contributo incondizionato di

Website by Digitest.net



Questo sito utilizza cookies per il suo funzionamento Maggiori informazioni