Al meeting annuale dell'American Society of Gene and Cell Therapy, il neurogenetista del Boston Children's Hospital ha ricevuto il Jerry Mendell Award 

Durante il meeting della American Society of Gene and Cell Therapy (ASGCT) - svoltosi a Boston dall'11 al 15 maggio 2026 - Timothy Yu ha ricevuto il Jerry Mendell Award for Translational Science, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del settore. Il premio, che porta il nome del pioniere della terapia genica per le malattie neuromuscolari (a Jerry Mendel si devono gli studi che hanno portato all’approvazione di Zolgensma), celebra il lavoro richiesto per portare una terapia dalla fase preclinica alla prima somministrazione nell'uomo. Nel caso di Yu, quel lavoro ha prodotto qualcosa di più di una singola terapia: ha generato un intero campo. Infatti, il riconoscimento celebra un decennio di lavoro che, partendo dal caso di Mila Makovec, ha costruito le basi scientifiche, regolatorie e istituzionali per le terapie personalizzate dette n-of-1. 

DA MILA MAKOVEC A UN NUOVO PARADIGMA 

Il titolo dell’intervento di Timothy Yu all'ASGCT 2026 è stato "Il paradosso dell'n-of-1: scalare la logica dell'intervento genetico". Il paradosso è reale: come si costruisce una disciplina attorno a terapie pensate per un solo paziente? Come si trasmette, si replica, si rende sostenibile qualcosa che per definizione è irripetibile? 

La storia comincia nel 2018, quando Yu incontra per la prima volta Mila Makovec, una bambina del Colorado. Mila riceve una diagnosi di malattia di Batten nella forma CLN7, un sottotipo progressivo e fatale caratterizzato da neurodegenerazione. La mutazione che causa la malattia è un'inserzione all'interno di un introne che non è mai stata descritta in nessun altro paziente al mondo. Nessuna azienda farmaceutica potrebbe sviluppare una terapia per un singolo individuo: gli investimenti di sviluppo non sarebbero mai recuperabili (Osservatorio Terapie Avanzate ha raccontato la sua storia qui). 

Ma quella mutazione ha una caratteristica cruciale: è correggibile. L'inserzione altera lo splicing dell'mRNA - cioè quel processo molecolare che porta all’mRNA maturo, eliminando le sequenze non codificanti - e il ricercatore intuisce che un oligonucleotide antisenso (ASO) disegnato su misura potrebbe bloccare lo splicing errato e ripristinare, almeno parzialmente, la funzione della proteina. Gli ASO sono molecole relativamente semplici da sintetizzare, già validati clinicamente come farmaci, un esempio è nusinersen per l'atrofia muscolare spinale (SMA). In circa dieci mesi, un tempo inimmaginabile per lo sviluppo di un farmaco, il team di Timothy Yu va dall'idea alla prima somministrazione. Il farmaco viene chiamato milasen, dal nome della bambina, e, nel 2019, i risultati vengono pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Mila riceve milasen per tre anni. Il farmaco riduce significativamente le crisi epilettiche, migliorando la sua qualità di vita, ma non arresta la progressione della malattia di fondo. Mila muore nel 2021, ma il lavoro scientifico che ha generato non si è fermato. 

COSTRUIRE L'INFRASTRUTTURA PER L'N=1 

Quanti altri pazienti si trovano in situazioni analoghe, con mutazioni potenzialmente correggibili, senza accesso a nessuna terapia? La risposta è: moltissimi. Si stima che nel mondo circa 400 milioni di persone soffrano di una delle 8.000 malattie monogeniche rare conosciute. La stragrande maggioranza non ha una terapia approvata. Una quota significativa ha mutazioni così rare da non rientrare nemmeno negli studi accademici convenzionali. 

Nel 2021, Yu e Julia Vitarello, madre di Mila e fondatrice della Mila's Miracle Foundation, lanciano l'N=1 Collaborative, la prima piattaforma internazionale dedicata allo sviluppo di terapie individualizzate per malattie genetiche rare. L'obiettivo non è sviluppare singole terapie caso per caso, ma costruire l'infrastruttura che renda possibile farlo in modo sistematico: linee guida sviluppate con la FDA, protocolli condivisi per lo sviluppo e il monitoraggio degli ASO, framework regolativi, database. Nel 2025, l'N=1 Collaborative pubblica sulla rivista scientifica Nucleic Acids Research una proposta di framework per i trial clinici n-of-1 di terapie genica-mirate, consolidando su basi metodologiche ciò che finora era stato gestito caso per caso. 

L'ASGCT ha riconosciuto esplicitamente questo contributo istituzionale nella motivazione del premio: Yu è stato premiato non solo per il lavoro scientifico di traduzione clinica degli ASO, ma per aver fondato l'N=1 Collaborative come strumento per migliorare l'accesso dei pazienti con malattie rare a nuove terapie potenzialmente trasformative. 

PRIMA PARADOSSO, ORA REALTÀ 

Una terapia N=1 è, per definizione, irripetibile nella sua specificità molecolare, ma la logica che la produce è generalizzabile. Questo passaggio concettuale è importante per il campo delle malattie rare nel suo complesso: gli strumenti oggi disponibili (ASO, terapie basate su mRNA, editing genetico, terapia genica) condividono una caratteristica fondamentale: possono essere adattati a bersagli molecolari diversi modificando la sequenza, non reinventando ogni volta la piattaforma.  

Il contesto in cui questo riconoscimento arriva è significativo. L'ASGCT 2026 si è svolto pochi mesi dopo la pubblicazione sul New England Journal of Medicine del primo caso di editing CRISPR in vivo personalizzato - il caso di Baby KJ, trattato al Children's Hospital of Philadelphia per una malattia metabolica ultra-rara, di cui abbiamo parlato qui - segnale che il paradigma N=1 si sta estendendo oltre gli ASO verso piattaforme di editing genetico. Il premio a Timothy Yu arriva dunque in un momento in cui il campo inizia a disporre non solo delle prove di principio, ma degli strumenti istituzionali e regolativi per tentare di dare risposta a ciò che fino a pochi anni fa sembrava un'eccezione. 

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