Osservatorio Terapie Avanzate - Video

Il co-fondatore di Rubedo Life Sciences racconta la nascita della medicina della longevità, il cui obiettivo non è un'unica pillola per tutti, ma farmaci su misura 

Con una popolazione che invecchia e un carico crescente di malattie croniche legate all'età, il costo – non solo economico ma anche emotivo, per gli individui, le famiglie e la società - rischia di diventare molto importante se non si interviene. Al WOMA Forum, Marco Quarta - scienziato ed imprenditore, co-fondatore e Chief Scientific Officer di Rubedo Life Sciences - ha delineato i contorni di un campo che è ancora giovane ma già operativo: la medicina dell’invecchiamento. Intervistato da Osservatorio Terapie Avanzate, Quarta chiarisce subito l'equivoco più comune: l'obiettivo non è allungare la vita, ma estenderne la qualità, agendo sui meccanismi biologici dell'invecchiamento che la ricerca ha iniziato a chiarire negli ultimi anni. L'ambizione è trattare queste condizioni decenni prima che si manifestino, spostando la medicina da un modello reattivo a uno anticipatorio e preventivo. 

IL FARMACO NATO CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE 

Nel settore della medicina dell’invecchiamento sono in via di sviluppo una serie di farmaci per patologie già note e distinte, dalle malattie neurodegenerative a quelle metaboliche, fino a lesioni precancerose. Tra le realtà già in fase clinica, Quarta cita l'azienda che ha co-fondato, Rubedo Life Sciences, e un farmaco che definisce il primo sviluppato con l'intelligenza artificiale ad arrivare in sperimentazione clinica. Il meccanismo agisce su due fronti: eliminare le cellule senescenti - le cellule "invecchiate" che alimentano infiammazione e degenerazione dei tessuti - e riparare quelle ancora recuperabili. La sperimentazione, spiega Quarta, è partita dalle malattie della pelle e dall'invecchiamento cutaneo, con risultati di sicurezza e di efficacia in più studi clinici, e guarda ora a terapie sistemiche per fegato, cervello e polmoni. Non è un caso isolato, altre aziende stanno lavorando su meccanismi diversi dall'invecchiamento, componendo un panorama terapeutico che si allarga. 

NESSUNA PILLOLA MAGICA 

Il passaggio più netto dell'intervento è anche il più concettuale: non esiste, e non esisterà, una singola pillola capace di "curare" l'invecchiamento. Il motivo è che ogni persona invecchia con una propria traiettoria biologica, e persino organi diversi dello stesso individuo invecchiano a velocità diverse - un ventenne fumatore può avere i polmoni di un settantenne, così come una pelle esposta senza protezione solare invecchia più in fretta della media. La conseguenza, per Quarta, è che la medicina della longevità dovrà costruire un ecosistema di farmaci personalizzati: il farmaco giusto, al momento giusto, per la persona giusta. 

IL NODO DEI BIOMARCATORI  

Una delle sfide più concrete riguarda gli strumenti regolatori: oggi l'approvazione di un farmaco richiede endpoint misurabili in tempi brevi - mesi, non decenni - un vincolo che mal si adatta a una medicina pensata per intervenire con largo anticipo. La soluzione che Quarta indica è già in parte collaudata: i biomarcatori, cioè indicatori misurabili e predittivi dell'evoluzione di una malattia. L'esempio che porta è il prediabete, una condizione che fino a poco tempo fa non aveva rilevanza clinica e che oggi permette di trattare - e prevenire - il diabete anche dieci anni prima della sua comparsa. È lo stesso schema, sostiene, che la medicina della longevità applicherà ad altre patologie legate all'età, una volta identificati e validati i marcatori giusti. 

UN CAMBIO DI PARADIGMA 

Guardando all'impatto più ampio, Quarta non nasconde le domande aperte, a partire dall'accesso: chi potrà permettersi, inizialmente, terapie con costi di sviluppo e rischio elevati? La sua previsione è che, nel tempo, queste terapie si estenderanno da nicchie specifiche a popolazioni più ampie, abbattendo i costi. Ma il punto, chiarisce, non è "lavorare più a lungo prima della pensione": è mantenere vitalità e capacità di contribuire per più anni, riducendo al tempo stesso i costi dell'assistenza sanitaria legata alla cronicità. Una rivoluzione che, per Quarta, non potrà essere solo farmacologica, richiederà cambiamenti nell'educazione e nelle politiche, per passare da una medicina interventista a una visione più integrata, che unisca stili di vita, nutrizione e farmacologia. 

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