Immunoterapia per curare il tumore alla mammella

 

La Food and Drug Administration statunitense dà il via libera per il primo farmaco immunoterapico contro il tumore della mammella

Atezolizumab (Tecentriq®), sviluppato dall’azienda farmaceutica Roche, somministrato assieme alla chemioterapia con nab-paclitaxel (Abraxane®), ha ricevuto dal FDA l’approvazione accelerata come terapia per il carcinoma mammario triplo negativo locale non resecabile o metastatico (TNBC) nelle persone in cui le cellule tumorali esprimono il recettore PD-L1.

Quest’ultimo è una proteina di superficie che consente alle cellule cancerose di disinnescare la risposta immunitaria e poter così proliferare in maniera incontrollata. Un intrigante meccanismo cellulare il cui studio, negli ultimi venti anni, ha posto le basi per lo sviluppo delle strategie più innovative nel campo dell’immunoterapia e ha portato all’assegnazione del Premio Nobel per la Medicina nel 2018 .

L’espressione “triplo negativo” significa che le cellule tumorali non hanno recettori per gli estrogeni, per il progesterone o per il fattore di crescita HER2, tutti coinvolti nella proliferazione incontrollata delle cellule, ma che possono essere bloccati con altri farmaci. Secondo uno studio pubblicato nel 2016 , condotto presso la Harvard Medical School su 197 pazienti, PD-L1 viene espresso nel 26% dei casi. TNBC è una forma molto aggressiva che rappresenta il 15% dei casi di tumore al seno (300.000 casi su un totale di circa 2 milioni di diagnosi all’anno a livello globale) ed è più diffusa nelle donne di età inferiore ai 50 anni, se paragonato alle altre forme di cancro al seno. Partendo da questi dati sono stati avviati i primi studi clinici con atezolizumab - un anticorpo monoclonale contro PD-L1 già approvato per diversi tumori -  nel trattamento del tumore al seno triplo negativo. Di solito, la malattia, a decorso molto rapido, viene trattata con una combinazione di chirurgia, chemioterapia e radioterapia.

Atezolizumab è in grado di legarsi alla proteina PD-L1 e favorire così il riconoscimento delle cellule tumorali da parte del sistema immunitario. In condizioni normali, le cellule tumorali vengono attaccate dai linfociti T – i soldati in prima linea del sistema immunitario - ma se la proteina PD-L1 viene espressa sulla superficie delle cellule tumorali, queste ultime riescono sfuggire all’attacco. Questo perché PD-L1 è in grado di legarsi al recettore PD-1 dei linfociti, impedendone l’attivazione e la proliferazione e, di conseguenza, la distruzione delle cellule cancerose. “Questa combinazione con Tecentriq® è la prima immunoterapia ad aver ricevuto l’approvazione per il cancro al seno, rappresentando un significativo passo avanti nella comprensione di questa malattia”, commenta Sandra Horning, Chief Medical Officer di Roche e Head of Global Product Development.

L’approvazione si basa sui risultati dello studio di Fase III “IMpassion130”  , condotto su 902 pazienti in oltre 300 centri clinici nel mondo,  che aveva lo scopo di valutare l’efficacia, la sicurezza e la farmacocinetica del farmaco per questa patologia. Il trial clinico ha dimostrato che la combinazione di chemioterapia e anticorpo monoclonale aumenta il tempo in cui le pazienti non evidenziano un peggioramento della malattia, arrivando a 7.4 mesi contro i 4.8 mesi che hanno con la sola chemioterapia.

Atezolizumab è già stato approvato in Europa, negli Stati Uniti e in oltre 85 Paesi per il trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC), in fase metastatica e precedentemente trattato, e per alcuni tipi di carcinoma uroteliale, metastatico non trattato o precedentemente trattato. È stato anche approvato negli Stati Uniti per il trattamento iniziale delle persone con carcinoma polmonare non a piccole cellule non squamose metastatico precedentemente trattato senza mutazioni del fattore di crescita dell’epidermide (EGFR) o della chinasi del linfoma anaplastico (ALK).

 

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