xenotrapianto, sperimentazione clinica

Rene e fegato di maiale hanno dimostrato di poter sostenere la vita umana per mesi: una svolta storica che segna l’inizio di una fase sperimentale più matura, ma ancora piena di sfide

La carenza di organi per i trapianti è una delle più grandi emergenze mediche globali. In questo scenario, gli xenotrapianti – l’uso di organi di animali geneticamente modificati per il trapianto in esseri umani – si sta trasformando da prospettiva teorica a possibilità concreta (con tutte le implicazioni che questo porta con sé). Negli ultimi mesi, due risultati hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale: il trapianto di un rene di maiale funzionante per oltre sei mesi in un paziente vivente e il primo trapianto di fegato di maiale in un essere umano. Negli Stati Uniti, Paese all’avanguardia in questo ambito, si guarda alle prime sperimentazioni cliniche sugli xenotrapianti, che dovrebbero iniziare nei prossimi mesi.

SEI MESI – E OLTRE – CON UN RENE DI MAIALE

Negli ultimi anni, sei persone in tutto il mondo hanno ricevuto un trapianto di rene di maiale geneticamente modificato e, da circa 8 mesi, l’americano Tim Andrews vive con un rene di maiale nel corpo. Secondo quanto riportato da Nature, Tim Andrews - un uomo di 67 anni - a gennaio ha ricevuto un rene di maiale geneticamente modificato che continua a funzionare senza segni di rigetto. Si tratta della più lunga sopravvivenza documentata di un organo suino trapiantato in un essere umano vivente.

L’organo, modificato dall’azienda eGenesis, ha mantenuto una funzione renale stabile, confermando la fattibilità clinica di questa tecnologia. Tuttavia, gli esperti ricordano che la sfida maggiore resta il rigetto cronico e la gestione a lungo termine della risposta immunitaria. Il risultato rappresenta comunque un passaggio chiave: dai test su pazienti deceduti si è passati a trapianti in soggetti viventi, aprendo la strada a studi clinici più ampi. E grazie a CRISPR, strumento di editing che permette di modificare il DNA di un organismo, la velocità di questo processo è aumentata.

IL PRIMO FEGATO NON SI SCORDA MAI

In Cina è stato eseguito con successo il primo trapianto di fegato di maiale geneticamente modificato in un uomo di 71 anni affetto da cirrosi correlata a epatite B e carcinoma epatocellulare, non idoneo alla resezione o al trapianto di fegato umano. Come descritto dall’articolo pubblicato poche settimane fa su Journal of Hepatology, l’organo è stato impiantato come trapianto “ausiliario”, cioè in aggiunta al fegato nativo.

Per diverse settimane il fegato suino ha svolto le principali funzioni metaboliche: produzione di bile, sintesi dei fattori della coagulazione e supporto metabolico. L'organo proveniva da un maiale nano Diannan con dieci modifiche genetiche - effettuate grazie a CRISPR - volte a ridurre il rischio di rigetto e a migliorare la compatibilità coagulativa e immunitaria. Dopo circa un mese è comparsa una complicanza trombotica associata al trapianto, che ha reso necessaria la rimozione dell’organo e il trattamento di una microangiopatia trombotica poi risolta. Il paziente è comunque deceduto dopo 171 giorni a causa di alcune emorragie del tratto gastrointestinale superiore, un risultato che dimostra la possibilità di utilizzare organi animali come “ponti temporanei” in attesa di un trapianto umano.

"Questo caso dimostra che un fegato di maiale geneticamente modificato può funzionare in un essere umano per un periodo prolungato", ha spiegato Beicheng Sun, del Dipartimento di Chirurgia Epatobiliare, Presidente del Primo Ospedale Affiliato dell'Università Medica di Anhui (Cina) e ricercatore responsabile dello studio. "Si tratta di un passo avanti fondamentale, che dimostra sia le potenzialità che gli ostacoli rimanenti, in particolare per quanto riguarda la disregolazione della coagulazione e le complicazioni immunitarie, che devono essere superati".

DALLE STALLE AL LABORATORIO… E OLTRE

Gli xenotrapianti stanno entrando in una fase sperimentale più matura, ma ancora lontana dall’applicazione clinica di routine (come già illustrato da Osservatorio Terapie avanzate qui). Stanno migliorando i risultati e si ampliano le applicazioni (di recente è stato effettuato anche il primo xenotrapianto di polmone, ne abbiamo parlato qui): quello che è certo è che questi risultati stanno spalancando le porte verso sperimentazioni cliniche sempre più ampie e approfondite. Le criticità restano e non sono da sottovalutare: il rigetto immunitario, la regolazione della coagulazione e il rischio di infezioni zoonotiche.

Sul piano etico e regolatorio restano aperti moltissimi interrogativi, alcuni dei quali molto complessi e di difficile risoluzione: l’uso di animali, il fatto che siano geneticamente modificati, la gestione del consenso informato e l’equità di accesso alle nuove terapie. Nonostante ciò, questi risultati segnano un punto di svolta. Gli organi suini non sono più soltanto un modello di ricerca, ma iniziano a mostrare potenziale terapeutico reale.

Con il contributo incondizionato di

Website by Digitest.net



Questo sito utilizza cookies per il suo funzionamento Maggiori informazioni