Si basa sulle cellule Treg ed è indicata nel trapianto di cellule staminali ematopoietiche da donatore per la ricostituzione ematopoietica e immunologica, e per migliorare la sopravvivenza libera da GvHD
L’ultima terapia avanzata ad aver raggiunto il mercato statunitense ha riscosso interesse perché è basata sulle cellule T reg (Treg), oggetto dell’ultimo Premio Nobel per la Medicina assegnato agli scienziati Sakaguchi, Brunkow e Ramsdell. La settimana scorsa, infatti, la Food and Drug Administration (FDA) ha concesso il via libera a Tregzi™: un’immunoterapia progettata per l’utilizzo nel trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche compatibile con regime un preparatorio mieloablativo, e finalizzata alla ricostituzione ematopoietica e immunologica nonché al miglioramento della sopravvivenza libera da malattia da trapianto contro l’ospite cronica (GvHD), nel trattamento di adulti affetti da neoplasie ematologiche.
L’annuncio è arrivato da un comunicato stampa di Orca Bio, azienda di biotecnologie con una solida esperienza nella messa a punto di terapie di precisione per il trattamento dei tumori del sangue e delle malattie autoimmuni. “Per lungo tempo una delle maggiori sfide per i medici specializzati nell’effettuare trapianti è stata quella di preservare l’effetto benefico del trapianto, riducendo al minimo il rischio di GvHD e di infezioni”, afferma Miguel-Angel Perales, oncologo e responsabile del Servizio di Trapianto di Midollo Osseo per adulti presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center. “L’approvazione di Tregzi™ da parte della FDA segna l’inizio di una nuova era nella medicina dei trapianti. Questa terapia cellulare di precisione trae origine dai principi fondamentali stabiliti nei nostri primi studi sulla selezione delle cellule CD34 ed ora può essere somministrata su larga scala, fornendo ai medici e agli operatori sanitari una nuova opzione per ridurre le tossicità gravi e migliorare gli esiti terapeutici”. ì
Tregzi consiste in un trattamento personalizzato, ricavato da cellule vive di un donatore compatibile, ma non si limita ad utilizzare una miscela di cellule staminali e immunitarie bensì sfrutta le Treg altamente purificate per contrastare la GvHD, una delle complicanze più pericolose dei trapianti. Inoltre, utilizzando cellule staminali e progenitrici ematopoietiche aspira a ricostituire il sistema immunitario e contrastare il cancro, ed è seguita da un’infusione di cellule T convenzionali per distruggere eventuali cellule tumorali residue e accelerare il recupero dalle infezioni.
L’approvazione della FDA per Tregzi si basa sui risultati dello studio clinico randomizzato di Fase III, Precision-T, condotto su 187 pazienti affetti da leucemia mieloide acuta, leucemia linfoblastica acuta, sindrome mielodisplastica e leucemia acuta a fenotipo misto, arruolati presso 19 centri specializzati negli Stati Uniti. Scopo dello studio era valutare la sicurezza, l’efficacia e la tollerabilità della terapia sperimetale rispetto al tradizionale trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche (alloHSCT). Secondo protocollo, tutti i pazienti hanno ricevuto una profilassi aggiuntiva contro la GvHD: per il gruppo trattato con Tregzi si trattava di tacrolimus in monoterapia, mentre per il gruppo di controllo sono stati utilizzati tacrolimus e metotrexato. Rispetto al 38% dei pazienti sottoposti al trattamento standard, il 78% di quelli che avevano ricevuto Tregzi era ancora in vita e libero da GvHD cronica a un anno dalla somministrazione. Il tasso di GvHD cronica è stato del 13% nel gruppo trattato con Tregzi, contro il 44% del gruppo con alloHSCT, mentre la sopravvivenza libera da GvHD è stata del 63% nel gruppo di Tregzi (nettamente superiore al 13% del gruppo di controllo). Infine, la sopravvivenza globale ha raggiunto il 94% nei pazienti trattati con Tregzi contro l’83% dei controlli.
Altrettanto positivi i dati relativi alla sicurezza, ben in linea con gli studi precedenti: a 6 mesi dall’infusione della terapia l’incidenza cumulativa di GvHD acuta di grado 3 o 4 è stata del 6% rispetto al 10% del gruppo di controllo. “Sopravvivere a un tumore del sangue spesso significa affrontare effetti a lungo termine gravi, tali da poter influenzare la vita dei pazienti ben oltre il trattamento”, afferma Gwen Nichols, vicepresidente esecutivo e direttore medico di Blood Cancer United. “In qualità di ricercatrice, medico e sostenitrice dei pazienti, è per me entusiasmante sapere che essi avranno a disposizione una nuova opzione in grado di cambiare la vita dopo il trapianto, soprattutto per ciò che riguarda le possibilità di recupero e il mantenimento della qualità della vita”.
In quanto prodotta a partire da cellule di donatori sani, Tregzi potrebbe rappresentare un modello in grado di superare i problemi di produzione da cui sono afflitte le immunoterapie a base di cellule autologhe. Orca Bio dovrà prepararsi a sostenere l’ingente domanda di preparati, rispettando i tempi di consegna, perciò ha già completato la realizzazione di un nuovo stabilimento produttivo a Princeton, nel New Jersey. Il prezzo della terapia è stato fissato a circa 430 mila dollari ma l’azienda ha definito dei percorsi di rimborso, sia nell’ambito dei programmi commerciali che di quelli governativi, e si impegna a fornire massimo supporto per garantire l’accesso ai pazienti idonei.
Ancora non si sa quando e se la terapia attraverserà l’oceano per giungere anche in Europa ma tutta l’attenzione della comunità medica e scientifica è rivolta ai prossimi passi di Orca Bio.





