Il progetto L.U.C.Y. punta al primo studio clinico italiano di terapia cellulare per la forma secca della maculopatia. I primi interventi sono attesi nel 2027
La degenerazione maculare legata all'età (AMD) è la principale causa di perdita della vista nelle persone con più di 60 anni nei Paesi occidentali, con 500.000 nuovi casi l'anno e oltre un milione di italiani già colpiti. Per la sua forma secca - la più diffusa, responsabile di circa l'80% dei casi - non esiste ancora oggi un trattamento risolutivo. Un passo significativo verso la sperimentazione clinica in Italia è stato annunciato ad aprile durante il convegno "Regenerative Ophthalmology for Retinal Disorders" organizzato da Fondazione Banca degli Occhi del Veneto ETS. Il progetto L.U.C.Y. (Lineage-guided Use of Cell-derived therapy for Yield improvement in age-related macular degeneration), presentato durante l’evento, punta al primo studio clinico italiano sulla degenerazione maculare con cellule staminali pluripotenti indotte (IPSC).
DALLE CELLULE DEL SANGUE ALLE CELLULE DELLA RETINA
Il razionale biologico del progetto si basa sulla tecnologia delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), che è valsa a Shinya Yamanaka e John B. Gurdon il Premio Nobel per la Medicina nel 2012. La terapia prevede di prelevare le cellule del sangue del paziente e convertirle - in laboratorio - in cellule iPS, capaci di differenziarsi in qualsiasi tipo cellulare. Queste vengono poi “programmate” a diventare cellule dell'epitelio pigmentato retinico (RPE), lo strato che muore precocemente nella forma di atrofia geografica dell'AMD. Le cellule RPE nutrono i fotorecettori, le cellule sensoriali della retina e, quando scompaiono, anche i fotorecettori vanno incontro a degenerazione, causando cecità.
Prima del trapianto, le cellule RPE derivate da iPSC vengono coltivate su una speciale microstruttura biodegradabile che le fa organizzare in uno strato monocellulare, replicando la struttura naturale che assumono nell'occhio. Questo monostrato viene poi impiantato chirurgicamente nelle vicinanze della lesione retinica, con l'obiettivo di agire sui fotorecettori della zona di transizione, dove le cellule dell'epitelio pigmentato sono già atrofizzate ma i fotorecettori non ancora. L'uso di cellule autologhe, derivate cioè dal paziente stesso, è progettato per ridurre al minimo il rischio di rigetto immunitario.
LE FONDAMENTA DI L.U.C.Y.
Nel 2020 il National Eye Institute (NEI) ha avviato uno studio clinico di Fase I/IIa condotto presso il NIH Clinical Center di Bethesda (Maryland) – Osservatorio Terapie Avanzate ne aveva parlato qui - destinato a 12 pazienti adulti con atrofia geografica avanzata. Si tratta del primo trial negli Stati Uniti a utilizzare tessuti di sostituzione derivati da iPSC del paziente stesso. L'obiettivo primario è valutare la sicurezza, con particolare attenzione al potenziale oncogenico delle cellule, ossia il rischio che si moltiplichino in modo incontrollato. Negli studi preclinici su modelli animali, le cellule RPE derivate da iPSC non hanno mostrato mutazioni associate a crescita tumorale. La frontiera della medicina rigenerativa applicata alla retina ha già superato i primi test statunitensi, ottenendo l'approvazione della Food and Drug Administration (FDA) per l’avvio della fase clinica.
“Fondazione Banca degli Occhi da ormai vent’anni si occupa di ricerca e innovazione nel campo della terapia cellulare”, sottolinea Diego Ponzin, Presidente della Fondazione. “Il nostro interesse è rivolto ormai non solo alla cornea ma anche alla parte posteriore dell’occhio, con progetti negli ultimi anni incentrati sulla retina e sulla ricostruzione dell’epitelio pigmentato retinico (RPE). Da qui l’ideazione del progetto L.U.C.Y e la collaborazione con il National Eye Institute, con il quale porteremo avanti uno studio clinico multicentrico volto a dimostrare la sicurezza e l’efficacia del trapianto autologo di epitelio pigmentato in pazienti affetti da degenerazione maculare secca. Uno studio che è stato avviato nel 2020 a Bethesda, nel Maryland, ottenendo l’approvazione dell’FDA (l’ente regolatorio americano) e che proseguirà con il contributo di specialisti, ospedali e pazienti italiani”.
UN CONTESTO IN EVOLUZIONE
L.U.C.Y. si inserisce in un panorama della ricerca oftalmica in rapida trasformazione. Come Osservatorio Terapie Avanzate ha già documentato, sul fronte della terapia genica è in fase avanzata lo studio clinico ASCENT su ABBV-RGX-314 per la forma umida dell'AMD, al quale partecipano tre centri italiani (il Policlinico Gemelli e la Fondazione Bietti a Roma, e l'AOU di Ferrara). L.U.C.Y. opera su un fronte diverso e complementare: la forma secca, per cui non esistono ancora trattamenti approvati, e un approccio autologo che per definizione si sottrae ai problemi immunologici delle terapie con cellule allogeniche o da donatore.
“La Banca degli Occhi attualmente sta completando la fase di validazione del processo e l’iter di approvazione da parte degli enti competenti italiani, in modo da procedere con l’avvio dello studio clinico”, spiega Stefano Ferrari, Direttore Ricerca di Fondazione Banca degli Occhi. “Dobbiamo essere chiari: dovrà passare ancora molto tempo prima che l’utilizzo di cellule staminali pluripotenti indotte diventi una terapia consolidata, la strada della ricerca è lunga e tortuosa, ma poter coinvolgere grazie a questo progetto un gruppo di centri ospedalieri italiani è già un grande risultato”.
Per la degenerazione maculare secca in stadio avanzato, in assenza di opzioni terapeutiche consolidate, L.U.C.Y. rappresenta una delle poche traiettorie di ricerca concretamente operative in Italia.





