La Nobel Jennifer Doudna e il pioniere Fyodor Urnov hanno fondato una company che si cimenterà con l’editing anche nelle malattie rare, a cominciare dalla fenilchetonuria
Il problema è noto: tante patologie sono teoricamente trattabili correggendo i difetti genetici responsabili con l’aiuto degli strumenti CRISPR, ma farlo rischia di essere difficile e persino impossibile per ragioni di rigidità regolatoria e insostenibilità economica. Il caso del primo neonato trattato con una terapia di editing sviluppata su misura a tempo di record (il piccolo KJ Muldoon) ha rappresentato una splendida dimostrazione di principio. Ma ha lasciato tanti genitori di bambini con malattie rare a chiedersi: quando arriverà il nostro turno? Mentre tra gli specialisti serpeggia da tempo la domanda: gli investitori torneranno a considerare l’editing come un approccio profittevole su cui ha senso investire?
Vuole crederci Fyodor Urnov che, dopo aver promosso iniziative no-profit come il primo Centro pediatrico di cure CRISPR, ha interpellato il mondo del venture capital. Secondo STAT news che ha dato la notizia, ripresa tra gli altri dalla MIT Technology Review, il pioniere dell’editing avrebbe detto all’esperto di capitali di rischio Johnny Hu: “Tecnologicamente siamo in grado di farlo, su questo siamo d’accordo. Ma come possiamo costruirci una company di successo nel mondo reale?”. La risposta è arrivata dopo alcuni mesi, con il lancio di Aurora Therapeutics. Una startup che parte con un finanziamento iniziale di 16 milioni di dollari, il coinvolgimento della co-inventrice di CRISPR Jennifer Doudna e la missione di sviluppare trattamenti di editing genetico anche per pazienti con mutazioni rare. L'obiettivo è quello di avviare una sperimentazione nel 2027 e il primo banco di prova sarà la fenilchetonuria (PKU).
La possibilità di trattare questa malattia rara con l’editing, come ha riferito in precedenza Osservatorio Terapie Avanzate, è già stata esplorata con successo in test preclinici nel topo. Gli esperimenti, svolti sia con il base editing che con il prime editing, hanno visto in prima linea Rebecca Ahrens-Nicklas e Kiran Musunuru, i due principali artefici del trattamento somministrato a Baby KJ per una patologia diversa (deficit di carbamil-fosfato sintetasi 1). L’organo bersaglio è sempre il fegato, facilmente raggiungibile utilizzando come vettori delle particelle nanolipidiche, le stesse impiegate per il neonato americano che è stato incluso da Nature tra le 10 persone più importanti del 2025. Il gene da riparare è il PAH, che codifica per l’enzima fenilalanina idrossilasi, responsabile della conversione della fenilalanina (aminoacido essenziale presente in abbondanza nelle proteine alimentari) in tirosina, precursore di neurotrasmettitori come la dopamina. Senza cure adeguate, i pazienti affetti da PKU devono seguire una dieta molto rigida per evitare un accumulo tossico della prima sostanza e una carenza della seconda, con gravi conseguenze anche a carico del cervello.
Le mutazioni responsabili della fenilchetonuria possono essere oltre mille e sarebbe del tutto irrealistico aspettarsi che vengano prodotti altrettanti trattamenti. L’unico approccio praticabile è svilupparne uno che possa essere adattato, con piccole modifiche, a molti anche se non a tutti i pazienti. L’attenzione della startup, dunque, inizialmente si concentrerà soltanto su tre mutazioni. Il piano è quello di avviare una sperimentazione clinica a ombrello, sfruttando le aperture annunciate nel novembre del 2025 dalla Food and Drug Administration.
Il settore delle terapie personalizzate è effervescente ma disseminato di insidie e, nel tentativo di spianare la strada a un futuro in cui il caso KJ non sia l’eccezione ma la regola, gli Stati Uniti si stanno muovendo verso un cambio di paradigma a livello regolatorio. L’idea tratteggiata dai vertici dell’agenzia è di razionalizzare e semplificare le regole per le sperimentazioni cliniche e, auspicabilmente, l’autorizzazione al commercio di prodotti basati su “ricette” in cui a cambiare è un solo ingrediente (l’RNA guida, specifico per ogni singola mutazione) mentre tutto il resto (editor, vettori, protocolli) è già stato testato in relazione a trattamenti simili. Nel caso del progetto per la PKU, le istruzioni genetiche da caricare nel vettore ammontano a circa cinquemila lettere, ed è necessario cambiarne solo una ventina per dirigere la correzione verso una specifica mutazione. La speranza è che la prospettiva di autorizzazioni a ombrello possa contribuire a rimettere in moto il settore dopo anni di contrazione delle pipeline, con abbandono di candidati trattamenti efficaci ma potenzialmente poco remunerativi, e riduzione degli organici nelle aziende specializzate in editing.
Un segnale positivo è arrivato dall'agenzia governativa nota come ARPA-H che ha lanciato un'iniziativa chiamata THRIVE allo scopo di finanziare aziende e gruppi di ricerca interessati a sviluppare trattamenti di medicina di precisione per le malattie rare. Il panorama, in effetti, è in movimento anche a livello accademico. I ricercatori del Broad Institute di Boston stanno lanciando quello che definiscono un “Centro per la chirurgia genetica”. Mentre alla University of Pennsylvania Ahrens-Nicklas e Musunuru hanno in programma di avviare nel corso del 2026 una sperimentazione clinica a ombrello sulle mutazioni rare responsabili dei disturbi del ciclo dell'urea, la stessa categoria di malattie in cui rientra anche il caso di Baby KJ. Un progetto che può vantare una filosofia più personalizzata di quello della company voluta da Urnov, e dunque anche più problematica dal punto di vista commerciale.





