Infaticabile, appassionato, energico e coinvolgente, Bruno Dallapiccola è un punto di riferimento per chi oggi svolge ricerca in genetica aspirando allo sviluppo di nuove terapie avanzate
Molto spesso si paragona il progresso scientifico a un edificio da costruire, partendo dalle fondamenta che devono necessariamente essere solide. Ma lo si può immaginare anche come una scala, magari di quelle a chiocciola che rimandano alla struttura della doppia elica del DNA. L’apice della scala è difficile da intravedere, ma il primo scalino dovrebbe essere sempre sotto gli occhi: in una disciplina come la biologia, tenere il passo degli aggiornamenti scientifici significa salire i pioli di una doppia elica, puntando in alto a scoperte che si traducano in applicazioni pratiche, come le terapie avanzate. Il professore Dallapiccola ha percorso molte volte di quella scala infinita che, dalla scoperta della struttura del DNA al sequenziamento del genoma umano, si è arricchita di sempre nuovi scalini. Un percorso per il quale l’Università degli Studi di Urbino ha consegnato a Dallapiccola il Sigillo di Ateneo.
Non tutti sono in grado di arrampicarsi lungo quel percorso come ha fatto lui, segnando il passo, prendendo gli altri per mano e accompagnandoli verso traguardi a volte solo immaginabili. Senza persone come Bruno Dallapiccola non esisterebbero le terapie avanzate che oggi costituiscono una conquista del presente e un futuro di ulteriore speranza: lo studio e la dedizione all’universo della genetica ne hanno fatto un pioniere, di quelli capaci di ispirare il lavoro di altri, spingendoli ad andare oltre i muri delle difficoltà e a perseguire il successo. Per tutte queste ragioni - e altre ancora - il 24 giugno scorso l’Università degli Studi di Urbino ha consegnato al professor Dallapiccola il Sigillo di Ateneo. Nel corso di una cerimonia intensa e commovente ex studenti, amici e colleghi hanno portato la loro testimonianza e il loro personale ricordo di un uomo che ha dedicato un’intera carriera al mondo dei geni e dei cromosomi.
“È stata una bellissima occasione per celebrare Bruno che ha vissuto del suo lavoro e per il suo lavoro è stato celebrato”, ha detto il professor Enrico Bertini, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Ma il modo migliore per conoscere il professore Dallapiccola è attraverso le parole del suo primo allievo, Giuseppe Novelli, che ha scritto la laudatio pronunciata appena prima della consegna del Sigillo da parte del rettore Giorgio Calcagnini. Osservatorio Terapie Avanzate ne riporta integralmente il contenuto perché la storia personale di Uno possa infiammare lo spirito di molti.
Magnifico Rettore, Autorità, Colleghi, è un privilegio tracciare il profilo del Prof. Bruno Dallapiccola, Architetto della genetica medica italiana.
Laureatosi a Ferrara nel 1966, scoprì presto la sua vocazione: decifrare il linguaggio dei cromosomi. Già negli anni Settanta, con Angelo Baserga e Nicola Ricci, pubblicò studi innovativi sui dermatoglifi nella sindrome di Down, gettando le basi per una disciplina allora agli albori.
Qui, a Urbino, negli anni Ottanta, compì un salto epocale. Senza sequenziatori, sfruttò l’effetto di dose genica per mappare geni come un cartografo del DNA. Oggi quel metodo è tornato in auge, dimostrando la sua lungimiranza.
Da quelle prime esperienze Bruno Dallapiccola intensificò i suoi studi sulle sindromi cromosomiche che in quel periodo erano un argomento in continua evoluzione e sul quale i contributi della letteratura mondiale si moltiplicavano con un ritmo tale da rendere concretamente ardui i tentativi rivolti a pianificare un aggiornamento costante. Ma Bruno Dallapiccola con i suoi colleghi ed amici Baccichetti, Forabosco, e altri pubblicò un volume di 658 pagine (Nuove Sindromi Cromosomiche) che risultò un’opera fondamentale per i medici italiani, per aiutarli ad orientarsi in questa nuova scienza medica che stava nascendo e che avrebbe rivoluzionato come sappiamo la medicina e la biologia negli anni successivi.
Se agli inizi degli anni Ottanta era già un genetista affermato, è negli anni Novanta che Dallapiccola compie il salto internazionale. Il suo lavoro, iniziato con lo studio dei cromosomi, lo aveva portato a diventare un esperto delle correlazioni genotipo-fenotipo, molto importanti nel campo delle malattie rare, e a mappare una lunga serie di geni correlati a specifiche malattie.
Nel 1979 Bruno Dallapiccola, che aveva appena costituito il primo servizio di diagnosi prenatale alla Sapienza di Roma, da Assistente Ordinario del Prof. Enrico Gandini fu chiamato a ricoprire la cattedra di Genetica Umana presso la Facoltà di Scienze dell’Università degli Studi di Urbino guidata allora dal grande maestro e biochimico Giorgio Fornaini. Bruno Dallapiccola iniziò subito a collaborare gli allievi biochimici di Giorgio Fornaini, oggi presenti in aula come Mauro Magnani e Vilberto Stocchi e con il sottoscritto, all’epoca ricercatore di Giorgio Fornaini.
Bruno Dallapiccola intuì che ogni gene racconta una storia attraverso la proteina che codifica, chiave per comprenderne la funzione. Era l’epoca questa della “caccia di geni”, un lavoro lungo e non privo di difficoltà, ma con un fascino intrinseco che richiedeva lo scambio di preziose informazioni, di stabilire collaborazioni e vivaci discussioni.
Oggi, basta interrogare un computer per trovare la regione del DNA di interesse e vedere cosa contenga, perché l’evoluzione della bioinformatica ha permesso di generare valanghe di dati.
Nel 1984, fu chiamato a ricoprire la Cattedra di Genetica Medica della nuova Università romana di Tor Vergata che proprio in quel periodo muoveva i primi passi e istituendo strutture e laboratori di ricerca che permisero a Bruno Dallapiccola di reclutare giovani collaboratori, molti provenienti da Urbino e costituire il primo nucleo della sua Scuola di Genetica Medica riconosciuta a livello nazionale ed internazionale che ha influenzato numerosi genetisti italiani e stranieri, molti dei quali, oggi in sala.
I quindici anni trascorsi a Tor Vergata furono straordinari e fruttuosi dal punto di vista scientifico nella carriera del Prof. Dallapiccola: l’identificazione di geni-malattia importanti come quelli associati alla sindrome di DiGeorge, alla sindrome di Williams, alla distrofia miotonica, alla psoriasi, alla sindrome di Laron, alle laminopatie, alla galattosemia in collaborazione con Juergen Reichardt, all’epoca negli Stati Uniti oggi in Australia, e tanti altri.
Voglio citare in quegli anni la nascita della Società Italiana di Genetica Umana di cui il prof. Dallapiccola fu principale ideatore con Lidia Larizza, Antonino Forabosco e il sottoscritto che firmarono l’atto costitutivo della Società a Pesaro il 14 novembre 1997 presso lo studio del notaio Zaccarelli. Bruno Dallapiccola fu il primo presidente e rimase in carica sino al 2001, quando fu sostituito da Pier Franco Pignatti (oggi in sala), quindi da Lidia Larizza e più di recente da Paola Grammatico entrambe in sala oggi.
Nel novembre 1999 Bruno Dallapiccola fu chiamato a ricoprire la Cattedra di Genetica Medica della Sapienza di Roma dove rimase fino al 2009. In quel periodo Bruno Dallapiccola rilanciò l’Istituto MENDEL fondato nel 1953 dal Prof. Luigi Gedda, famoso per gli studi e le ricerche effettuate nel campo della Genetica Medica e della Gemellologia. L’Istituto Mendel fu donato da Luigi Gedda alla Fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (FG), IRCCS per le malattie eredo-familiari del quale il prof. Bruno Dallapiccola fu direttore scientifico dal 1991 al 2009, anno in cui assunse lo stesso ruolo presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, ruolo che ha ricoperto fino al 2022.
Sotto la sua guida l’Ospedale Bambino Gesù di Roma ha attivato il primo ambulatorio in Italia per pazienti rari senza diagnosi, divenendo un punto di riferimento nazionale e internazionale per le malattie rare. L’unità operativa di malattie rare e genetica medica del Bambino Gesù voluta da Bruno Dallapiccola soltanto nel 2024 ha seguito 18.326 pazienti iscritti alla Rete regionale. Tra il 2014 e il 2024, le unità di ricerca di Citogenomica traslazionale e di Genetica molecolare e genomica funzionale, entrambe sotto la guida di Bruno Dallapiccola hanno identificato circa 100 nuovi geni di malattia legati a sindromi dello sviluppo, a malattie neuromuscolari e metaboliche con il contributo di Antonio Novelli, Enrico Bertini e Carlo Dionisi Vici.
Numerosi sono gli incarichi professionali e i riconoscimenti ottenuti da Bruno Dallapiccola tra i quali quello di Componente Consiglio Superiore di Sanità, Comitato Nazionale di Bioetica, della Pontificia Accademia della Vita, Commendatore Ordine al Merito Repubblica Italiana per citarne alcuni. Ma oltre allo scienziato, al medico, al professore universitario, celebriamo l’uomo che in 50 anni ha formato generazioni di ricercatori, trasmettendo non solo conoscenza, ma l’etica del dubbio metodologico, della curiosità scientifica, della passione per la ricerca. Ricordo che quando gli davo un manoscritto la sera, lo ritrovavo corretto e modificato al mattino presto sul mio tavolo all’università, oppure quando al mio matrimonio prima della celebrazione mi mise in tasca un manoscritto da rivedere! Sorridendo, mi sussurrò: ‘Questo non può aspettare’ - era il suo modo di dirci che la scienza era parte di ogni momento.
Un carattere forte, come quello di Bruno Dallapiccola, che ricorda molto quello dello zio Luigi, grande compositore e pianista. Luigi Dallapiccola veniva spesso scambiato per scontroso, duro e intransigente; a taluni la sua sembrava superbia, ma era il marchio di fabbrica di un uomo colto, affilato e pungente. Non pochi tratti del carattere di Luigi si ritrovano nel nipote, Bruno.
Io credo che oggi essere un Maestro vada ben oltre il semplice ruolo di insegnante o trasmettitore di conoscenze. Significa essere una guida, un esempio, un punto di riferimento umano ed etico in un mondo che sta cambiamento rapidamente. Celebriamo oggi non solo uno scienziato globale, ma un uomo che ha lasciato un segno indelebile in questa Università, dove intuizioni pionieristiche presero forma. Cedo con orgoglio la parola al Magnifico Rettore, certo che il sigillo d’Ateneo trovi in Bruno Dallapiccola un destinatario perfetto.
Giuseppe Novelli





