terapie avanzate, malattie rare

Dalle difficoltà di accesso al ritiro dal mercato di alcune ATMP nasce la necessità di ripensare i ruoli di industria, accademia e no profit nello sviluppo di farmaci innovativi per le malattie ultra-rare 

Le terapie avanzate (ATMP) hanno cambiato radicalmente le prospettive di cura per molte malattie rare e ultra-rare, in particolare in ambito ematologico, immunologico e metabolico. Terapie geniche e cellulari hanno dimostrato, in alcuni casi, di poter offrire un beneficio clinico profondo e duraturo, quando non addirittura curativo. Eppure, come Osservatorio Terapie Avanzate racconta da tempo, l’approvazione regolatoria non coincide automaticamente con un accesso reale e sostenibile per i pazienti. Un articolo recentemente pubblicato su Blood Ict affronta proprio questo paradosso, analizzando il perché molte ATMP – pur autorizzate e clinicamente efficaci – faticano a rimanere sul mercato, soprattutto quando sviluppate per malattie rare e ultra-rare.  

ATMP E MALATTIE RARE: UN BINOMIO COMPLESSO 

In Europa la maggior parte delle terapie avanzate autorizzate ha ottenuto la designazione di farmaco orfano. Tuttavia, una quota significativa di queste terapie è stata ritirata dal mercato per motivi puramente commerciali e di sostenibilità. OTA ha più volte documentato casi emblematici di terapie avanzate approvate ma non più disponibili (come, ad esempio, il caso di Skysona e Zynteglo), mettendo in luce come la sostenibilità economica resti uno dei principali colli di bottiglia. Un esempio recente è quello di valoctocogene roxaparvovec (Roctavian), la terapia genica sviluppata da BioMarin Pharmaceutical per l’emofilia A grave. Infatti, il 23 febbraio 2026, l’azienda ha annunciato il ritiro volontario del farmaco dal mercato

Il problema è particolarmente evidente nelle malattie ultra-rare, dove i numeri di pazienti sono estremamente limitati. Ma sono estremamente limitati anche i trattamenti disponibili: infatti, come raccontato nella perspective, esistono terapie approvate solo per il 5% delle malattie rare, sottolineando ancor di più il cosiddetto unmet need di queste persone. In questi contesti, i costi fissi legati a produzione GMP, farmacovigilanza, obblighi post-marketing e negoziazioni di rimborso risultano spesso incompatibili con un modello industriale tradizionale, anche in presenza di incentivi regolatori come la designazione di farmaco orfano o i percorsi accelerati. Le sfide restano e sono scientifiche, normative e commerciali. 

DALL’ACCADEMIA ALLA CLINICA (E RITORNO) 

Un elemento chiave messo in evidenza dalla pubblicazione riguarda come e dove nascono le terapie avanzate per malattie rare: molte nascono in ambito accademico, all’interno di ospedali, università e centri di ricerca pubblici, spesso grazie a finanziamenti pubblici o filantropici. Qui si sviluppano le prime prove di concetto e i primi studi clinici, guidati da bisogni clinici non soddisfatti più che da logiche di mercato. 

Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito a un fenomeno sempre più frequente: aziende biotech o pharma che, dopo aver acquisito o sviluppato ulteriormente queste terapie, decidono di interromperne la commercializzazione perché non sostenibili dal punto di vista economico. Senza un salvagente, queste terapie sono destinate ad affondare, provocando delusione e frustrazione nei pazienti in attesa di un trattamento innovativo. 

Caso molto noto è quello di Strimvelis, terapia genica per l’ADA-SCID nata presso l’Istituto San Raffaele Telethon per le terapie geniche di Milano e portata alla commercializzazione da GSK nel 2016. Dopo due anni, la palla è passata a Orchard Therapeutics, assieme ai programmi di fase avanzata per la MLD, la sindrome di Wiskott-Aldrich e la beta-talassemia (oltre ai vari studi preclinici). Nel 2022 l’azienda ha però fatto marcia indietro e Fondazione Telethon è diventata titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio di Strimvelis, evitando la perdita di una terapia genica efficace e già approvata. È il primo esempio in assoluto di un trasferimento di questo tipo e l’attività in questa direzione dell’ente no profit ha poi proseguito nel 2026 con l’autorizzazione europea per la terapia genica per la WAS.

Secondo le autrici, questo “ritorno all’accademia” non dovrebbe essere visto come un’anomalia, ma come il segnale della necessità di modelli alternativi per le terapie avanzate destinate a popolazioni molto piccole (ne abbiamo parlato qui e qui). Resta preoccupante, come sottolineano nella pubblicazione, la tendenza delle aziende a disinvestire dai programmi di terapia genica in fase avanzata, compresi quelli con comprovato successo clinico. 

REGOLAZIONE E ACCESSO: IL NODO NON SCIOLTO 

Sul piano regolatorio, negli ultimi anni l’Unione europea ha introdotto e proposto diversi strumenti per facilitare lo sviluppo delle terapie avanzate: supporto scientifico dedicato agli sviluppatori non profit, programmi pilota dell’European Medicines Agency per l’accademia (Osservatorio Terapie Avanzate ne aveva parlato qui), maggiore flessibilità nei disegni di studio e, più recentemente, la Joint Clinical Assessment nell’ambito dell’HTA europeo.  

Tuttavia, le difficoltà maggiori emergono dopo l’autorizzazione, nella fase di accesso e rimborso. I modelli di pagamento “one shot”, le incertezze sui risultati a lungo termine e la frammentazione dei sistemi sanitari europei rendono complesso garantire un accesso equo e duraturo alle terapie avanzate. Per le malattie ultra-rare, questi limiti diventano ancora più evidenti.  

UNA LEZIONE PER IL FUTURO DELLE TERAPIE AVANZATE 

Le terapie avanzate per malattie rare non possono essere valutate solo con le metriche del mercato tradizionale, questo è ormai innegabile. L’articolo propone, infatti, una riflessione critica sul modello attuale di sviluppo e commercializzazione, suggerendo che se l’obiettivo è garantire un accesso equo e duraturo a terapie potenzialmente curative, è necessario un impegno coordinato tra accademia, industria, regolatori, sistemi sanitari e associazioni di pazienti. 

Il futuro delle terapie avanzate passerà sempre più dalla capacità di costruire modelli di sviluppo e accesso su misura, in cui l’innovazione scientifica sia accompagnata da innovazione organizzativa, regolatoria ed economica, in un dialogo fruttuoso e continuo tra i diversi stakeholder coinvolti, come dimostra il lavoro svolto da Osservatorio Terapie Avanzate svolto con il progetto retreAT. Solo così il potenziale trasformativo delle ATMP potrà tradursi in un beneficio reale e stabile per i pazienti.  

Con il contributo incondizionato di

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