Nuovi dati dello studio registrativo STAAR mostrano un’inversione del declino renale e attività enzimatica sostenuta fino a 4,5 anni. Avviata la sottomissione della BLA alla FDA statunitense
Nuovi risultati clinici rafforzano il profilo di isaralgagene civaparvovec (ST-920), la terapia genica sviluppata da Sangamo Therapeutics per la malattia di Fabry (ne avevamo già parlato qui). I dati aggiornati dello studio registrativo di Fase I/II STAAR indicano un miglioramento della funzione renale nei pazienti trattati, un elemento centrale in una patologia caratterizzata da progressivo deterioramento dell’eGFR e rischio di insufficienza renale cronica. È stata anche avviata la presentazione della domanda di licenza per prodotti biologici (BLA) alla Food and Drug Administration (FDA) secondo il percorso di approvazione accelerata.
LA MALATTIA DI FABRY E IL RAZIONALE DELLA TERAPIA GENICA
La malattia di Fabry, o malattia di Anderson-Fabry, è una patologia da accumulo lisosomiale legata a mutazioni del gene GLA, responsabile della produzione dell’enzima alfa-galattosidasi A. La carenza enzimatica determina l’accumulo progressivo di glicosfingolipidi nei tessuti, con coinvolgimento multisistemico che interessa in particolare rene, cuore e sistema nervoso.
Le attuali opzioni terapeutiche, basate principalmente sulla terapia enzimatica sostitutiva o su trattamenti orali chaperonici, richiedono somministrazioni croniche e non arrestano completamente la progressione della malattia. In questo contesto, una terapia genica “one shot” capace di ripristinare in modo duraturo l’attività enzimatica rappresenta un cambio di paradigma.
Isaralgagene civaparvovec è una terapia genica in vivo basata su vettore AAV, progettata per veicolare una copia funzionale del gene GLA agli epatociti. Il fegato diventa così una “fabbrica” stabile di alfa-galattosidasi A, rilasciata nel circolo sistemico con potenziale effetto terapeutico continuo.
I RISULTATI RENALI DELLO STUDIO CLINICO STAAR
Lo studio di Fase I/II STAAR è un trial multicentrico, internazionale, in aperto e a dose singola, progettato per valutare sicurezza ed efficacia di dosi crescenti di ST-920 in pazienti adulti con diagnosi confermata di Fabry. Lo studio è stato avviato nel 2023 e completato nel 2025. I nuovi dati, presentati a febbraio dall’azienda, includono 32 pazienti trattati, tutti inseriti con successo nello studio di follow-up a lungo termine.
A un anno dal trattamento, la funzionalità renale dei pazienti non solo si è stabilizzata, ma ha mostrato un miglioramento medio rispetto ai valori attesi nella storia naturale della malattia. Nella malattia di Fabry, infatti, la funzione dei reni tende progressivamente a peggiorare nel tempo, con una riduzione costante della capacità filtrante. È stata anche osservata una funzione cardiaca stabile per un anno, inclusa una stabilità strutturale cardiaca costante nei sottogruppi clinici e demografici. Il coinvolgimento cardiaco è una delle principali cause di morbilità nei pazienti con Fabry, e la stabilizzazione dei parametri rappresenta un segnale clinico rilevante.
La durata dell'effetto terapeutico è stata dimostrata con un'espressione elevata dell'attività dell'alfa-galattosidasi A (α-Gal A) mantenuta fino a 4,5 anni per il paziente trattato più a lungo, insieme a miglioramenti statisticamente significativi della qualità della vita e altri benefici clinici. Isaralgagene civaparvovec ha dimostrato un profilo di sicurezza e tollerabilità favorevole nello studio, senza la necessità di precondizionamento, un aspetto che distingue questo approccio da altre strategie di terapia genica ex vivo che richiedono regimi mieloablativi.
Secondo quanto riportato nel comunicato aziendale, questi risultati rappresentano un netto scostamento rispetto al declino renale storicamente osservato nella patologia. Resta ora centrale la valutazione regolatoria e, in prospettiva, quella sull’accesso e sulla sostenibilità nei sistemi sanitari. Se l’iter di approvazione procederà senza ostacoli, isaralgagene civaparvovec potrebbe diventare una delle prime terapie geniche in vivo autorizzate per la malattia di Fabry, segnando un punto di svolta in un’area terapeutica che attende da tempo un trattamento realmente risolutivo.





