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exa-cel, crispr

La terapia a base di CRISPR ottiene l'estensione dell'indicazione, aprendo una finestra di intervento precoce per anemia falciforme e beta-talassemia trasfusione-dipendente 

Il 1° luglio 2026 la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato l'estensione dell'indicazione di Casgevy (exagamglogene autotemcel, exa-cel) ai pazienti a partire dai 2 anni di età con anemia falciforme (SCD) caratterizzata da crisi vaso-occlusive ricorrenti o con beta-talassemia trasfusione-dipendente (TDT). Si tratta della prima terapia genica approvata per bambini così piccoli affetti da anemia falciforme grave. Fino a oggi Casgevy, sviluppato da Vertex Pharmaceuticals in collaborazione con CRISPR Therapeutics, era autorizzato negli Stati Uniti solo dai 12 anni in su. La decisione arriva a poco più di due anni e mezzo dalla prima approvazione regolatoria assoluta per una terapia basata sull’editing genetico.   

COSA CAMBIA CON L'ESTENSIONE PEDIATRICA

Casgevy è una terapia genica ex vivo: le cellule staminali ematopoietiche del paziente vengono prelevate, modificate in laboratorio con CRISPR e poi reinfuse dopo un condizionamento mieloablativo ad alta intensità. L'editing è progettato per aumentare i livelli di emoglobina fetale (HbF), che nei pazienti con anemia falciforme impedisce ai globuli rossi di assumere la forma a falce responsabile delle crisi dolorose, mentre nella beta-talassemia consente di superare la dipendenza dalle trasfusioni croniche. 

L'estensione ai bambini dai 2 agli 11 anni si basa su un'estrapolazione dei dati raccolti nella fascia 5-11 anni. Negli studi clinici che hanno sostenuto la nuova indicazione, tutti e otto i pazienti valutabili per l'efficacia nella coorte di anemia falciforme (su 11 arruolati) hanno raggiunto l'obiettivo primario di assenza di crisi vaso-occlusive gravi per almeno 12 mesi consecutivi nei primi 24 mesi dopo l'infusione. Nella coorte con beta-talassemia, 8 pazienti su 9 valutabili (su 15 arruolati) hanno raggiunto l'indipendenza trasfusionale per 12 mesi consecutivi, con una durata mediana di 20,1 mesi. Tra gli eventi avversi più comuni figurano mucosite, neutropenia febbrile, mancato attecchimento dei neutrofili, attecchimento piastrinico ritardato, reazioni di ipersensibilità e rischio di editing off-target. 

Per l'agenzia regolatoria americana, la motivazione dietro l'anticipo dell'età di trattamento è clinica: intervenire prima riduce il rischio di danno d'organo permanente, che nei bambini con anemia falciforme e talassemia si accumula progressivamente fin dalla nascita. L'approvazione è arrivata 53 giorni dopo la presentazione della domanda, nell'ambito del Commissioner's National Priority Voucher (CNPV), il programma FDA che accelera la revisione di prodotti ritenuti prioritari per la salute pubblica statunitense; per Casgevy erano già state riconosciute anche le designazioni di farmaco orfano, Regenerative Medicine Advanced Therapy (RMAT) e Fast Track. 

IL CONTESTO: DOVE SI COLLOCA QUESTA NOTIZIA NELLA STORIA DI CASGEVY

Da quando ha ottenuto la prima autorizzazione a livello mondiale (nel Regno Unito), Casgevy ha raggiunto una serie di importanti traguardi, anche in Italia. Infatti, dopo l'approvazione europea del 2024, il primo trattamento sul territorio dell'Unione Europea è stato somministrato in Italia, grazie a un percorso di accesso precoce autorizzato da AIFA prima ancora della rimborsabilità nazionale (ne abbiamo parlato qui). Da allora la terapia è entrata progressivamente nella pratica clinica italiana: con la rimborsabilità AIFA arrivata nel 2025, regioni storicamente centrali per la talassemia come la Sardegna stanno costruendo i propri percorsi assistenziali multidisciplinari per portare i primi pazienti al trattamento. 

Sul fronte dei dati clinici, i risultati a lungo termine presentati al meeting dell'American Society of Hematology (ASH) di dicembre 2024 avevano già confermato la persistenza del beneficio clinico nei pazienti trattati, consolidando il profilo di Casgevy come terapia di riferimento per queste due emoglobinopatie. L'estensione pediatrica annunciata ora dalla FDA si inserisce in questa traiettoria di consolidamento, ma sposta l'attenzione su un tema finora meno esplorato: la sostenibilità di un condizionamento mieloablativo e di un percorso terapeutico così intensivo su pazienti di 2-4 anni, e le implicazioni organizzative che questo comporterà per i centri trapianto, chiamati ad adattare protocolli pensati inizialmente per adolescenti e adulti. 

L'approvazione riguarda per ora il mercato statunitense: l'iter europeo (EMA) e italiano (AIFA) per l'estensione ai bambini più piccoli seguirà tempistiche proprie, ed è ragionevole attendersi che il dibattito già visto in Italia sull'accesso alle terapie avanzate si riproponga anche per questa fascia d'età.  

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