vaccino a mRNA, influenza

Nello studio clinico di Fase III il vaccino mFLUSIVA ha superato in efficacia un vaccino antinfluenzale standard: i suoi punti di forza sono flessibilità e velocità di produzione 

Il 2026 è stato un anno d’oro per i vaccini a mRNA. La notizia estiva che il vaccino personalizzato contro il melanoma ha raggiunto i primi obiettivi in uno studio di Fase III ha nuovamente acceso i riflettori su questa promettente tecnologia, proseguendo la scia di notorietà inaugurata dalla pandemia di COVID-19. E ora a finire nel mirino della piattaforma a mRNA firmata Moderna c’è un’altra malattia infettiva. Ad agosto, infatti, la Food and Drug (FDA) statunitense ha approvato il vaccino mFLUSIVA contro l’influenza, dopo i risultati promettenti ottenuti in trial di Fase III, nel quale ha dimostrato una maggiore efficacia rispetto a un vaccino antinfluenzale tradizionale. A questo si aggiungono i vantaggi propri della tecnologia a mRNA, come la rapidità di produzione e la flessibilità, che permettono di adattare più velocemente il vaccino ai ceppi effettivamente circolanti. I risultati dello studio sono stati pubblicati a maggio su New England Journal of Medicine. 

LA CORSA AL VACCINO ANTINFLUENZALE 

Quando arriva la stagione influenzale, il vaccino che viene somministrato è già stato progettato e prodotto da diversi mesi. La ragione è che i virus influenzali cambiano continuamente e la composizione del vaccino deve essere scelta con largo anticipo, sulla base dei dati della sorveglianza internazionale. 

La rete di monitoraggio dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) segue, infatti, la circolazione dei diversi ceppi durante tutto l’anno. I dati provenienti dall’emisfero in cui la stagione influenzale è in corso contribuiscono a orientare le decisioni per quella successiva nell’altro emisfero. Due volte l’anno, a febbraio e a settembre, l’OMS formula le raccomandazioni sulla composizione dei vaccini rispettivamente per l’emisfero settentrionale e per quello meridionale. Una volta individuati i ceppi da inserire nel vaccino, però, inizia la fase produttiva. Ed è proprio qui che le diverse piattaforme possono fare la differenza. 

I LIMITI DEI VACCINI TRADIZIONALI 

I vaccini antinfluenzali tradizionali a base proteica vengono prodotti soprattutto utilizzando virus coltivati in uova embrionate di pollo, ovvero le uova fecondate che contengono un embrione nelle fasi iniziali di sviluppo. Il virus viene fatto moltiplicare all’interno delle uova; il materiale virale viene poi raccolto, inattivato e sottoposto ai processi necessari per ottenere le proteine, chiamate antigeni, che finiranno nel vaccino. 

L’intero processo richiede circa sei mesi, un tempo lungo se si considera che durante gli stessi mesi il virus continua a evolvere. Se il ceppo che circolerà nella stagione influenzale sarà diverso da quello previsto quando è stata scelta la composizione del vaccino, la protezione offerta potrebbe risultare inferiore. 

LA PIATTAFORMA A RNA MESSAGGERO 

Ma un modo per accelerare questo processo c’è. Con una piattaforma a RNA messaggero non è necessario coltivare grandi quantità di virus per ottenere l’antigene. I ricercatori possono sintetizzare in laboratorio una molecola di mRNA che contiene le istruzioni per produrre la proteina virale di interesse. L’idea alla base dei vaccini a mRNA è proprio questa: anziché somministrare l’antigene, si forniscono alle cellule le istruzioni genetiche necessarie per produrlo temporaneamente loro stesse.  

Nel caso di mFLUSIVA, l’mRNA codifica per l’emoagglutinina (HA), una delle principali proteine di superficie del virus influenzale. L’mRNA viene racchiuso in nanoparticelle lipidiche che ne facilitano l’ingresso nelle cellule; una volta rilasciato, viene utilizzato come istruzione temporanea per produrre la proteina, che viene poi riconosciuta dal sistema immunitario. 

L’intero processo di produzione, dalla selezione del ceppo virale alla sintesi del vaccino, richiederebbe solo 2 o 3 mesi, contro i 6 dei vaccini proteici tradizionali. La piattaforma è quindi particolarmente interessante per la prevenzione delle infezioni respiratorie stagionali, dove il tempismo è cruciale. Solo pochi mesi fa è stato approvato in Europa il primo vaccino a mRNA combinato contro influenza e COVID-19.

AGGIORNARE UN VACCINO A mRNA 

Ma perché la velocità è così importante? Il genoma dei virus influenzali accumula continuamente mutazioni. Questo significa che nel corso dei mesi possono emergere varianti che riducono la corrispondenza tra il vaccino e i virus effettivamente circolanti e, di conseguenza, anche la protezione offerta. 

Uno dei vantaggi del vaccino a mRNA è proprio la possibilità di poterlo modificare rapidamente senza ripartire da zero, sostituendo, rimuovendo o aggiungendo alcune delle “lettere” - le basi azotate - che ne compongono la sequenza. Non è necessario, quindi, far crescere nuovamente il virus né ripetere tutti i passaggi necessari per ottenere l’antigene, con un potenziale grande risparmio in termini di tempo e risorse. 

La pandemia di COVID-19 ha fornito una dimostrazione evidente di questa flessibilità. Le piattaforme a mRNA hanno permesso di arrivare ai primi vaccini in tempi eccezionalmente rapidi e, successivamente, di aggiornare le sequenze per rispondere all’emergere di nuove varianti, come ad esempio la famosa Omicron.  

mFLUSIVA, IL TRIAL DI FASE III 

Nello studio clinico di Fase III, i cui risultati hanno portato all’approvazione di mFLUSIVA negli Stati Uniti, oltre 20.000 adulti hanno ricevuto il vaccino e sono stati confrontati con altrettante persone vaccinate con una formulazione antinfluenzale standard. Il 2% dei partecipanti che avevano ricevuto mFLUSIVA ha sviluppato un’influenza confermata in laboratorio, rispetto al 2,8% nel gruppo di confronto. La riduzione relativa dei casi è stata del 26,6%. 

In uno studio condotto negli over 65, inoltre, il vaccino a mRNA ha prodotto una risposta anticorpale più forte rispetto sia a un vaccino standard sia a uno ad alto dosaggio. Quindi, oltre ai vantaggi in termini di rapidità di produzione e flessibilità di aggiornamento, questi dati suggeriscono che il vaccino a mRNA potrebbe avere anche il potenziale di offrire una protezione più efficace. 

I vaccini genetici, infatti, imitano uno degli aspetti fondamentali dell’infezione: fanno produrre temporaneamente alle cellule l’antigene virale. Il sistema immunitario incontra così la proteina virale prodotta dall’organismo, e non somministrata dall’esterno. Questa modalità può favorire un’attivazione più ampia della risposta immunitaria, coinvolgendo sia gli anticorpi sia i meccanismi cellulari che permettono all’organismo di riconoscere e reagire alle cellule infettate dal virus. 

I PROSSIMI PASSI 

I risultati sono promettenti, ma non confermano ancora l’efficacia del vaccino nel prevenire la trasmissione della patologia anche nei casi asintomatici, o se questo sia più efficace di vaccini antinfluenzali potenziali già disponibili per gli anziani come quelli ad alto dosaggio o adiuvati. Uno studio di Fase IV, ovvero uno studio di sorveglianza post-marketing, negli adulti di almeno 65 anni permetterà di rispondere a queste domande e di valutare l’efficacia del vaccino in condizioni di vita reale e in diverse stagioni influenzali. 

Se questi risultati saranno confermati, la piattaforma a mRNA permetterà di inseguire il virus più da vicino, aggiornando più rapidamente i vaccini per ottenere formulazioni sempre più fedeli ai virus effettivamente circolanti e capaci di adattarsi alla comparsa di nuove varianti. 

Con il contributo incondizionato di

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