Bill & Melinda Gates Foundation

Una collaborazione che ha come obiettivo lo sviluppo di una terapia genica economicamente sostenibile e accessibile per le aree più povere del mondo colpite da questa emoglobinopatia

Il nome di Bill Gates è storicamente associato ai computer e alla Microsoft la cui filosofia di produzione per decenni è stata agli antipodi della Apple di Steve Jobs. Ma negli anni Gates ha dimostrato di essere anche un filantropo e con la Bill & Melinda Gates Foundation - nata nel 1997 e attivamente impegnata per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni del terzo mondo - ha sostenuto progetti di enorme peso nella lotta alla malaria, all’AIDS e dal 2020 anche alla pandemia da COVID-19. Vaccini e terapie avanzate sono punti cardinali per la Fondazione che ha recentemente avviato una collaborazione con Novartis per lo sviluppo di una terapia genica economicamente sostenibile per combattere l’anemia falciforme nel mondo.

La notizia è importante per una serie di motivi, innanzitutto di carattere epidemiologico dal momento che l’anemia falciforme è una delle patologie ereditarie del sangue in costante crescita nel mondo, con 300mila nuovi nati all’anno nel mondo, e che colpisce in maniera prevalente le popolazioni di origine africana, mostrando una marcata diffusione nell’Africa subsahariana (80% dei casi). Essendo una patologia molto comune nel bacino del Mediterraneo e diffusa tra persone con discendenza del Sud-America, dell’America Centrale e dell’India, l’anemia falciforme interessa fasce economicamente povere del pianeta, alle quali servono quindi trattamenti efficaci ma in condizioni di poche risorse. L’anemia falciforme è determinata da una mutazione del gene della β-globina che induce la produzione di emoglobina anomala e causa una forma irregolare dei globuli rossi, simile a una “falce”, che li rende rigidi, fragili e tendenti ad aggregarsi facilmente. Oltre ad una minore efficienza nel trasporto dell’ossigeno, il corretto flusso sanguigno è ostacolato. I pazienti affetti da anemia falciforme hanno gravi forme di anemia cronica, vasculopatia e crisi vaso-occlusive imprevedibili e dolorose.

LE TERAPIE AVANZATE PER L’ANEMIA FALCIFORME

La terapia genica e l’editing genomico sono strategie promettenti già in via di sviluppo per questa malattia. Il progetto di collaborazione tra Novartis e la Bill & Melinda Gates Foundation, annunciato lo scorso 17 febbraio, ha l’obiettivo di coniugare l’esperienza dell’azienda svizzera, leader nel campo delle terapie geniche, e il proposito della Fondazione di far giungere l’assistenza sanitaria in quegli scenari del pianeta dominati dalla ristrettezza di risorse e far fronte così ad una malattia genetica estremamente pericolosa. Ciò significa mettere a punto una terapia genica dal costo competitivo, facilmente accessibile anche ai Paesi meno abbienti, limando le differenze oggi esistenti e che divengono chiare anche solo guardando alla distribuzione dei vaccini contro il virus SARS-CoV-2.

Gli approcci esistenti di terapia genica per l’anemia falciforme sono difficili da fornire su larga scala ed esistono ostacoli per raggiungere la stragrande maggioranza delle persone affette da questa debilitante malattia”, dichiara Jay Bradner, ematologo e presidente del Novartis Institutes for BioMedical Research (NIBR). “Questa sfida richiede, pertanto, un’azione collettiva e siamo entusiasti di avere il sostegno della Bill & Melinda Gates Foundation nell’affrontare una tale esigenza medica che sul piano mondiale non trova ancora una soluzione”. Parole quanto mai veritiere che giungono in un momento particolarmente delicato della lotta all’anemia falciforme: a metà febbraio fa BlueBird Bio ha annunciato la sospensione di due studi clinici in corso per valutare la terapia genica sperimentale LentiGlobin per questa patologia.

UNA TERAPIA GENICA SOSTENIBILE E ACCESSIBILE

La chiave di volta di questo progetto non è solo una terapia genica bensì una terapia genica economicamente sostenibile che possa rispondere ai bisogni delle fasce più povere del pianeta, fornendo ai paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina una tecnologia innovativa ma al tempo stesso semplificata nel suo processo di produzione e somministrazione. Questo, inevitabilmente, implica la necessità di sviluppare una terapia genica in vivo “one shot” per cui il vettore virale contenente il “gene terapeutico” deve essere somministrato direttamente nel paziente in un’unica somministrazione. Il che si differenzia dalla terapia genica ex vivo, già in via di sviluppo clinico, che richiede un iter più complesso: si prelevano le cellule del sangue del paziente, queste vengono modificate geneticamente presso laboratori specializzati per la terapia genica - collocati dall’altra parte del mondo – e poi reinfuse nel paziente di partenza. Il passaggio cruciale della manipolazione genetica richiede laboratori e infrastrutture altamente specializzati che non esistono nelle aree maggiormente colpite dall’anemia falciforme.

“Le terapie geniche potrebbero aiutare a porre fine alla minaccia di malattie come l’anemia falciforme, ma solo se riusciamo a renderle molto più convenienti e pratiche per ambienti con poche risorse”, conferma Trevor Mundel, Presidente della Bill & Melinda Gates Foundation. “Ciò che di questo progetto ci entusiasma maggiormente è l’opportunità di ricorrere a una scienza ambiziosa per sostenere questa sfida. Il punto è trattare i bisogni delle popolazioni dei Paesi a basso reddito come un motore del progresso medico e scientifico, non come qualcosa di secondario. Inoltre, in tutto ciò è insita la promessa di applicare le lezioni apprese allo sviluppo di opzioni potenzialmente curative per altre malattie debilitanti che colpiscono le popolazioni a basso reddito, come l’AIDS”.

UNA COLLABORAZIONE VIRTUOSA

Questo accordo sigla l’inizio di un percorso non facile ma dai nobili obiettivi e riunisce due indiscussi protagonisti della scena mondiale, avvicinando l’azienda farmaceutica che vanta già due rivoluzionarie terapie geniche sul mercato (Zolgensma per la SMA e Luxturna per la distrofia retinica ereditaria) e l’uomo che, per antonomasia, rappresenta l’innovazione e la ricchezza del mondo occidentale. Questa unione rinnova l’impegno che da anni Novartis mostra sul tema dell’anemia falciforme: è di pochi mesi fa la notizia dell’approvazione da parte della Commissione Europea dell’anticorpo monoclonale crizanlizumab (con il nome commerciale Adakveo) sviluppato dall’azienda svizzera per la prevenzione delle crisi vaso-occlusive ricorrenti (VOC) nei pazienti con anemia falciforme a partire dai 16 anni di età. La Fondazione Bill & Melinda Gates ha offerto il suo sostegno finanziario ai laboratori del NIBR e Novartis garantirà l’accesso alle sue risorse tecnologiche ma l’accordo prevede anche la messa in cantiere di nuove partnership strategiche con organizzazioni governative e non governative e il supporto ad interventi mirati, quali lo screening neonatale e la distribuzione di farmaci. Un accordo virtuoso sotto tanti punti di vista da cui ci si aspetta possa nascere una terapia avanzata non solo efficace ma, soprattutto, accessibile.

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