La terapia di bluebird bio è destinata a pazienti di età pari o superiore a 12 anni con β-talassemia trasfusione-dipendente con genotipo non β 0 /β 0, per i quali il trapianto di cellule staminali ematopoietiche è appropriato ma non è disponibile un donatore familiare compatibile

MILANO - bluebird bio Inc. ha annunciato oggi che la Commissione Europea (CE) ha concesso l’autorizzazione condizionale all’immissione in commercio in Europa per la terapia genica a base di cellule autologhe CD34+ che codificano il gene della β A-T87Q globina. Si tratta di una terapia genica per pazienti di età pari o superiore a 12 anni con β-talassemia trasfusione-dipendente (TDT) con genotipo non β 0 /β 0 , per i quali il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (CSE) è appropriato ma non è disponibile un donatore familiare di CSE con antigene leucocitario (HLA) compatibile. bluebird bio inizierà ora il processo di negoziazione con AIFA per favorire l’accesso alla terapia per i pazienti appropriati.

La TDT è una malattia genetica grave causata da mutazioni del gene della beta-globina che induce la riduzione o assenza di una componente dell’emoglobina. Per sopravvivere, le persone affette da TDT mantengono adeguati livelli di emoglobina mediante trasfusioni croniche di sangue per tutta la vita. Tali trasfusioni comportano il rischio di progressivi danni multiorgano per l’inevitabile sovraccarico di ferro.
Tale terapia genica, somministrata come trattamento una-tantum e mirata per la causa genetica all’origine della TDT, offre ai pazienti di età pari o superiore a 12 anni con genotipo non β 0 /β 0 la possibilità di diventare indipendenti dalle trasfusioni, condizione che ci si aspetta sia mantenuta per tutta la vita.
“L'approvazione europea della prima terapia genica per la β-talassemia trasfusione-dipendente rappresenta una pietra miliare nel trattamento di questa patologia, frutto di un lavoro di ricerca che stiamo portando avanti da quasi 20 anni grazie al contributo fondamentale di sperimentatori clinici, operatori sanitari, pazienti e loro familiari - commenta Alberto Avaltroni, General Manager di bluebird bio Italia - Un traguardo straordinario che per noi rappresenta in realtà un punto di partenza che ci spinge a continuare a lavorare, con crescente motivazione, al fianco dei pazienti, della comunità scientifica e dei sistemi sanitari per rendere il trattamento disponibile al piu’ presto per tutte le persone che ne potranno beneficiare”.

Oltre alla designazione di Priority Medicines (PRIME), la terapia ha ottenuto dalla CE la designazione di Farmaco Orfano per il trattamento della β-talassemia intermedia e major, che rientrano nella TDT. La valutazione ha avuto luogo nell’ambito dei programmi Priority Medicines (PRIME) e Adaptive Pathways dell’EMA che favoriscono lo sviluppo di farmaci in grado di offrire un importante vantaggio terapeutico rispetto ai trattamenti esistenti o di rispondere a bisogni terapeutici insoddisfatti. I programmi PRIME e Adaptive Pathways hanno consentito un riscontro immediato e favorito una valutazione accelerata, che è stata portata a termine dall’EMA con la tempistica ad oggi più rapida possibile per un prodotto medicinale di terapia avanzata (ATMP).

“In qualità di sperimentatore degli studi clinici sulla terapia sono stato testimone della speranza che tale terapia genica può offrire ai pazienti e alle loro famiglie che sono costretti a gestire la patologia e le trasfusioni spesso per anni, se non per decenni,” ha commentato il Professor Franco Locatelli, Docente di Pediatria all’Università La Sapienza di Roma, e Primario di Onco-ematologia Pediatrica e Terapia Cellulare e Genica presso l’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “L’approvazione da parte della Commissione europea significa che ora possiamo contare per un gruppo di pazienti affetti da TDT su una terapia genica che ha il potenziale per trasformare le loro vite offrendo loro la possibilità di un futuro libero dalle trasfusioni”.

In considerazione della natura estremamente tecnica e specialistica della somministrazione della terapia genica nelle malattie rare, bluebird bio è pronta a collaborare con centri di trattamento qualificati selezionati che abbiano esperienza nel trapianto di cellule staminali e nel trattamento di pazienti con TDT per eventualmente somministrare la terapia genica a base di cellule autologhe CD34+ che codificano il della β A-T87Q -globina.
“Con l’approvazione da parte di EMA della terapia genica per la cura della β-talassemia trasfusione- dipendente si aprono orizzonti lungamente attesi dai molti pazienti italiani e dalle loro famiglie”, afferma Tony Saccà, Presidente di United Onlus, Federazione Nazionale delle Associazioni Talassemia, Drepanocitosi e Anemie Rare. “Nonostante, infatti, la gestione della malattia sia migliorata sensibilmente in queste ultime 3 decadi grazie all’impegno dei clinici, della comunità scientifica, dei donatori che ci permettono di ricevere le trasfusioni e degli stessi pazienti, il deterioramento fisico e psichico dei malati non ha purtroppo conosciuto un vero arresto. L’intera Comunità della Talassemia esprime quindi il proprio riconoscimento verso tutti coloro che hanno contribuito e contribuiranno a realizzare la più grande opportunità mai avuta finora di cambiare il corso naturale della malattia e con questo il corso di tante esistenze che chiedono solamente di poter vivere una vita normale, fatta di sogni e speranze come quelle di qualsiasi altra persona al mondo. Un appello ai miei amici e fratelli: curiamoci al meglio oggi e guardiamo con fiducia al futuro”.
L’autorizzazione condizionale all’immissione in commercio è valida in tutti i 28 Stati membri dell’UE, nonché in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Come funziona il trattamento?
Il trattamento aggiunge copie funzionali di una forma modificata del gene della β-globina (gene della β A-T87Q globina) nelle cellule staminali (CSE) ematopoietiche del paziente stesso. Ciò elimina la necessità di ricorrere alle CSE di un donatore, come avviene nel trapianto allogenico di CSE (TCSE allogenico). Le CSE sono prelevate dal paziente mediante un processo chiamato aferesi. Le CSE vengono riferite ad un laboratorio in cui viene utilizzato un vettore lentivirale in grado di inserire il gene della β A-T87Q globina nelle CSE del paziente. Questa fase è chiamata trasduzione. Prima che le CSE modificate siano somministrate mediante infusione, il paziente viene sottoposto a chemioterapia per preparare il suo midollo osseo a ricevere le CSE modificate che a questo punto trasportano il gene della β A-T87Q globina. Una volta introdotto il gene della β A-T87Q globina il paziente è potenzialmente in grado di produrre HbA T87Q, un’emoglobina derivata dalla terapia genica, in quantità tali da ridurre notevolmente o eliminare la necessità di trasfusioni. Dopo l’attecchimento e il raggiungimento dell’indipendenza dalle trasfusioni, gli effetti del trattamento dovrebbero essere permanenti.
L’autorizzazione condizionale all’immissione in commercio è supportata dai dati di efficacia, sicurezza e durata derivati dagli studi di Fase 1/2 HGB-205 (ormai concluso) e HGB-204 o Northstar, nonché dai dati disponibili degli studi di Fase 3 Northstar-2 (HGB-207) e Northstar-3 (HGB-212) attualmente in corso, e, infine, dello studio di follow-up a lungo termine LTF-303, a con riferimento ai dati al cut-off del 13 dicembre 2018.

I dati dello studio di Fase 1/2 HGB-205 hanno dimostrato che il 75% (n = 3/4) dei pazienti con genotipo non β 0 /β 0 ha ottenuto l’indipendenza dalle trasfusioni, definita come la media ponderata di Hb ≥ 9 g/dl in assenza di trasfusioni per un periodo continuativo ≥ 12 mesi in qualunque momento dello studio dopo l’infusione. Nello studio di Fase 1/2 Northstar, l’80% (n = 8/10) dei pazienti con genotipo non β 0 /β 0 ha ottenuto l’indipendenza dalle trasfusioni.
Gli 11 pazienti coinvolti (tre dello studio HGB-205 e otto dello studio Northstar) hanno continuato a mantenere l’indipendenza dalle trasfusioni per un periodo di 21–56 mesi. Dei cinque pazienti nello studio di Fase 3 Northstar-2 che, al più recente cut-off dei dati, erano valutabili per indipendenza dalle trasfusioni l’80% (n = 4/5) ha ottenuto l’indipendenza dalle trasfusioni.

Gli eventi avversi (EA) non severi osservati durante gli studi clinici e riconducibili alla terapia sono stati: vampate di calore, dispnea, dolore addominale, dolore agli arti e dolore toracico non cardiaco. Un solo evento avverso severo (SAE), di trombocitopenia, è stato considerato possibilmente correlato alla terapia.
Ulteriori eventi avversi non severi osservati negli studi clinici erano coerenti con gli effetti collaterali noti del prelievo di CSE e del condizionamento mieloablativo con busulfano, inclusi gli eventi avversi severi di malattia veno-occlusiva.
Il trattamento continua ad essere valutato negli studi di Fase 3 Northstar-2 e Northstar-3 attualmente in corso e nello studio di follow-up a lungo termine LTF-303.

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