È la terza terapia avanzata messa a punto all’SR-Tiget di Milano ad approssimarsi alle fasi di commercializzazione, sarà distribuita da Fondazione Telethon che ne ha seguito ogni fase di sviluppo
Circa due anni fa Fondazione Telethon annunciò di aver ha ottenuto il benestare dalla Commissione Europea al cambio di statuto per poter commercializzare farmaci. Una scelta unica nel suo genere e non poco difficoltosa per la più nota charity italiana nel settore delle malattie genetiche, ma presa con coraggio per mantenere sul mercato Strimvelis - la terapia genica per il trattamento dell’ADA-SCID - e per evitare che lo sviluppo di altre terapie avanzate possa essere interrotto. Pochi giorni fa è arrivato un segnale concreto che mostra che questa è la strada giusta: il parere positivo del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) per etuvetidigene autotemcel (nome commerciale: Waskyra™), una terapia genica ex vivo per la sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS).
LA SINDROME DI WISKOTT-ALDRICH
Credere nella scienza - una frase che ha l’aria di essere un ossimoro anche se non è così - significa fare di tutto per ideare, realizzare e adoperarsi in modo tale che un trattamento innovativo arrivi a chi ne ha bisogno. Fra tutti vi sono le famiglie con bambini o adolescenti con la sindrome di Wiskott-Aldrich dal momento che questa rara malattia ereditaria priva chi ne è affetto delle possibilità di difendersi dai più comuni patogeni. Infatti, si tratta di una forma di immunodeficienza che si manifesta sin dai primi mesi di vita di un bambino (poiché il gene difettoso si trova sul cromosoma X e la malattia è trasmessa con ereditarietà legata al sesso interessa quasi esclusivamente i maschi) con sanguinamenti (specie del tratto gastrointestinale), basso numero di piastrine, petecchie ed eruzioni eczematose croniche. Col trascorrere del tempo il deficit immunitario si aggrava, intaccando l’immunità umorale e quella cellulare: organismi come Streptococcus pneumoniae o Haemophilus influenzae diventano una minaccia pericolosissima. Polmoniti, otiti e meningiti si succedono nel tempo e, man mano che l’età avanza, le infezioni virali assumono caratteristiche così aggressive che molti pazienti non raggiungono l’età adulta.
Per chi, come il piccolo Ghanvir, è affetto dalla WAS la vita è un continuo andirivieni dall’ospedale: la splenectomia e le trasfusioni di piastrine servono a ridurre il rischio di sanguinamento, gammaglobuline e antibiotici per via endovenosa mirano a combattere le infezioni e l’armadietto dei farmaci antivirali trabocca. Sono però tutti trattamenti di supporto, volti a gestire e prevenire le manifestazioni cliniche ma non a curare. L’unica terapia potenzialmente risolutiva e finora disponibile è il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, per cui non sempre è disponibile un donatore compatibile. Ed è una procedura non priva di rischi. Se una terapia genica ha senso e se vale la pena impegnarsi nella ricerca per metterla a punto e poi lottare affinché raggiunga i malati bisogna chiederlo a Ghanvir e alla sua famiglia, e ad altri come loro.
30 ANNI DI RICERCA
Gli scienziati dell’SR-Tiget hanno iniziato a studiare la sindrome di Wiskott-Aldrich a metà degli anni Novanta quando Anna Villa scoprì che le mutazioni responsabili di questo deficit immunitario interessavano il gene WAS sul cromosoma X. Le ricerche sono continuate con Maria Grazia Roncarolo e Loïc Duprè che hanno approfondito le funzioni del gene e scoperto il meccanismo molecolare sottostante alla carenza immunitaria. La svolta è arrivata con la possibilità di ingegnerizzare vettori virali per costruire la terapia genica, grazie al contributo del professor Luigi Naldini.
Nel 2010 è stato avviato il primo studio clinico di Fase I/II con terapia genica ideata per questa malattia, condotto da Alessandro Aiuti. Infine, lo scorso anno il programma di sviluppo clinico per etuvetidigene autotemcel è stato selezionato dall’EMA per il progetto pilota, avviato a fine 2022, che ha l’obiettivo di supportare realtà accademiche e organizzazioni no profit nello sviluppo delle terapie avanzate; un chiaro segnale del valore del percorso portato avanti da Fondazione Telethon. Ora, a quindici anni di distanza dall’avvio del primo studio clinico, il parere positivo dell’ente regolatorio europeo per questa innovativa terapia rappresenta un importante traguardo scientifico e clinico e una nuova speranza per i pazienti nati con la WAS.
UNA TERAPIA GENICA A DISPOSIZIONE DEI PAZIENTI
Etuvetidigene autotemcel consiste in una singola somministrazione di cellule staminali e progenitrici ematopoietiche autologhe CD34+ che sono state prima prelevate dal paziente e poi trasdotte con un vettore lentivirale che codifica per il gene WAS. Una volta corrette geneticamente, le cellule staminali vengono reinfuse nel paziente - preparato a riceverle grazie a una chemioterapia che permette di fare spazio nel suo midollo. Nel corso del tempo è stato possibile dimostrare come etuvetidigene autotemcel riduca la frequenza di eventi emorragici gravi e moderati e di infezioni gravi nei pazienti con WAS rispetto al periodo precedente al trattamento. Nei casi in cui non sia possibile effettuare un trapianto da un donatore familiare compatibile, questa terapia rappresenta per i pazienti idonei una potenziale opzione terapeutica, la cui sicurezza ed efficacia sono state valutate. “Questo risultato conferma che anche la ricerca accademica, quando guidata da un forte senso di responsabilità verso i pazienti e condotta secondo standard industriali, può davvero cambiare la storia naturale delle malattie rare”, afferma Ilaria Villa, Direttrice Generale di Fondazione Telethon. “Siamo orgogliosi che il lavoro iniziato nei nostri laboratori stia ora raggiungendo i pazienti europei, riaffermando il valore di un modello di ricerca che unisce scienza e cura”.
Ora l’ultimo piccolo passo per rendere questa terapia ufficialmente disponibile per i pazienti affetti da WAS - sfida che Fondazione Telethon ha affrontato in questi ultimi anni – è rappresentato dall’Autorizzazione all’Immissione in Commercio da parte della Commissione europea, ratifica che arriva normalmente dopo pochi mesi dal parere positivo del CHMP. Etuvetidigene autotemcel sarà disponibile per i pazienti presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele dove è stata condotta la fase di sperimentazione clinica. Al contempo è già stato trasmesso (ed è in fase di revisione) alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense il dossier per l’autorizzazione della medesima terapia genica per la WAS anche negli Stati Uniti. “Garantire la disponibilità concreta delle terapie sul mercato è essenziale per dare una reale possibilità di trattamento alle famiglie”, commenta Alessandro Aiuti, Vicedirettore del SR-Tiget, primario di Immunoematologia Pediatrica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Pediatria all’Università Vita-Salute San Raffaele. “È nell’impatto che il nostro lavoro ha sulla vita delle persone che si trova il senso più profondo di fare ricerca scientifica”. Una promessa mantenuta nell’opera costante di Fondazione Telethon per rendere le terapie disponibili a tutti i pazienti idonei a riceverle.





