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Il Centro per la Terapia Cellulare del Diabete di Padova ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie, ed è ora operativo con i primi pazienti in lista pronti per l’intervento

Sono trascorsi due anni da quando è stato inaugurato il nuovo Centro per la Terapia Cellulare del Diabete dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Padova e non si è perso tempo: lo scorso novembre, infatti, è stato sottoposto al trapianto di insule pancreatiche il primo paziente, un uomo di 52 anni affetto da diabete mellito di tipo 1, provocato da una eccessiva risposta immunitaria in grado di distruggere le cellule beta del pancreas deputate alla produzione di insulina. La procedura  di trapianto (rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale) - insieme ad altre terapie cellulari che, in futuro, saranno disponibili - costituisce il cuore dell’attività svolta presso il Centro diretto da Lucrezia Furian, Professore Ordinaria di Chirurgia all’Università degli Studi di Padova.

ECCELLENZA A TEMPO DI RECORD

A dicembre 2021 abbiamo completato gli interventi strutturali e inaugurato la struttura”, ricorda Furian, Responsabile del Progetto Centro per la Terapia Cellulare del Diabete di Padova. “A quel punto è iniziato l’iter burocratico con la richiesta dell’autorizzazione alla Regione Veneto. È stato necessario procedere alla verifica dei requisiti strutturali e di tutti i parametri stabiliti dalle norme GMP (Good Manufacturing Practices). La Regione Veneto ha rilasciato l’autorizzazione nell’ottobre 2022 e da quel momento abbiamo dato avvio al percorso di accreditamento necessario a ottenere la certificazione del Centro Nazionale Trapianti”. Per conseguirla bisogna aver eseguito un certo numero di isolamenti non a fini di trapianto e, da maggio fino a settembre 2023, i ricercatori guidati dalla prof.ssa Furian hanno raggiunto una quota sufficiente tanto che, già nel mese di ottobre, il Centro ha superato la visita d’ispezione della commissione forma da esperti del Centro Nazionale Trapianti. “La preparazione di tutta la documentazione necessaria alla certificazione ha richiesto quasi tre anni di lavoro ma abbiamo ricevuto grande supporto dalla Regione Veneto e dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Padova”, prosegue Furian. “Ottenuta la certificazione siamo stati inseriti nel compendio europeo degli istituti in grado di svolgere trapianti di tessuti. Poi, lo scorso 18 ottobre abbiamo iniziato lo screening dei candidati al trapianto di insule pancreatiche, stilando così le liste, e già il 31 ottobre ci è stata comunicata notizia della disponibilità di un pancreas ritenuto idoneo al trapianto”.

Di raccontare gli obiettivi del Centro per la Terapia Cellulare del Diabete di Padova e spiegare cosa sia un trapianto di insule pancreatiche ce ne eravamo già occupati due anni fa ma l’occasione della prima procedura eseguita dal Centro patavino aiuta a comprendere meglio quanto complesso sia il percorso di formazione del personale e di preparazione a questo genere di interventi. Cosa che offre ragione del perché tali procedure siano eseguite solo da pochi centri sul territorio italiano. “La procedura di trapianto di insule pancreatiche non è sperimentale ma fa parte della buona pratica clinica, tanto che in Italia altri due centri [l’Ospedale San Raffaele e il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, N.d.R.] la effettuano”, aggiunge Furian. “Tuttavia, il nostro Centro è l’unico in cui essa sia coperta da rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale”. Infatti, la Regione Veneto ha ottenuto una valorizzazione della procedura in termini di DRG (Diagnosis, Related Group) consentendo l’auto-sostentamento delle attività del Centro. “Il trapianto di insule pancreatiche è una procedura riconosciuta da anni”, commenta Furian. “Il nostro obiettivo è di renderlo disponibile al maggior numero di pazienti possibile per i quali esista indicazione”.

TUTTE LE FASI DELLA PROCEDURA

Così, in un brevissimo arco di tempo è stato selezionato il primo candidato, un paziente di sesso maschile che conviveva con il diabete mellito di tipo 1 dall’età di 21 anni. “Una volta avuto conferma della disponibilità di un pancreas per il trapianto abbiamo iniziato le fasi di processazione dell’organo e il 2 novembre abbiamo eseguito l’allotrapianto di insule pancreatiche”. Sono state effettuate le procedure di verifica di idoneità dell’organo che poi è stato trasportato d’urgenza presso i locali del Centro per la Terapia Cellulare del Diabete dove è cominciata la fase preparatoria: sono stati predisposti i reagenti per la digestione enzimatica, al termine della quale sono state ricavate le cellule purificate da trapiantare. “Tutta la procedura in sé è durata circa 7-8 ore, comprendendo anche i controlli di qualità, indispensabili per appurare che il prodotto sia sicuro da un punto di vista microbiologico, che le cellule siano vitali ed efficienti (cioè che producano insulina) e siano presenti in numero adeguato”, puntualizza l’esperta padovana. “L’intero processo esige tempo e la disponibilità di personale altamente qualificato”.

Le cellule selezionate sono state quindi caricate all’interno di apposite siringhe e iniettate nel paziente che da anni attendeva un trattamento cellulare per riuscire a controllare i valori della glicemia. “La parte più delicata è proprio la selezione di pazienti adatti per questo genere di procedura”, precisa Furian. “Trattandosi di un trapianto collegato alla necessità di assunzione di una terapia immunosoppressiva, occorre calcolare accuratamente il rapporto rischio/beneficio: il rischio è sempre legato alla terapia immunosopressiva più che alla procedura di trapianto in sé”. Infatti, i pazienti che hanno indicazione al trapianto di insule pancreatiche sono quelli affetti da diabete mellito di tipo 1 incapaci di raggiungere un adeguato controllo del valore della glicemia tramite trattamenti convenzionali (iniezioni ripetute di insulina o il cosiddetto pancreas artificiale). “Quelli che, nonostante la terapia con insulina, continuano a soffrire di picchi ipoglicemici o a sviluppare complicanze per l’iperglicemia sostenuta nel tempo, sono i pazienti ideali per il trapianto di insule pancreatiche”, spiega Furian, aggiungendo che sono centinaia i candidati che hanno preso contatto con il centro ma solo circa cinquanta hanno superato la fase di pre-valutazione. “In questo momento abbiamo una buona disponibilità di donatori e, con i ritmi concessi dalla struttura, riusciremo a soddisfare il fabbisogno delle attuali liste di attesa: un paziente è già stato sottoposto al trattamento e altri quattro lo saranno nei prossimi mesi, a seconda della compatibilità immunologica”.

UN ORIZZONTE DI CRESCITA

L’opera del Centro per la Terapia Cellulare del Diabete è sostenuta anche dalla Fondazione Veneta per la Terapia Cellulare del Diabete, nata allo scopo di implementare, nella Regione del Veneto, un programma di trapianto di insule pancreatiche per i pazienti affetti da diabete mellito insulino-dipendente. “Siamo partiti con il trapianto di insule pancreatiche ma la prospettiva a cui tendiamo è quella di una terapia cellulare avanzata per la cura del diabete”, conclude Furian. “In tutto il mondo sono allo studio procedure di trapianto che non richiedano la terapia immunosoppressiva. Si tratta di studi clinici con tecniche di macro-incapsulamento delle cellule, mentre si continua a definire il protocollo per le tecniche di micro-incapsulamento. E non mancano ricerche su procedure di editing del genoma, con cui modificare le cellule beta prima del trapianto ed evitare così il ricorso alla terapia immunosoppressiva. Medici e biologi dei maggiori laboratori a livello mondiale stanno procedendo coesi in questa ricerca e ciò significa che più malati potranno accedere alle sperimentazioni cliniche con prodotti cellulari specifici”.

L’obiettivo per il prossimo futuro è sfruttare le nuove tecnologie nel campo della terapia cellulare per sconfiggere quelle forme di diabete che mettono a serio rischio la vita dei pazienti, ma per raggiungerlo bisognerà consolidare le attuali procedere e puntare sulla formazione del personale impegnato nei centri che erogano questi trattamenti avanzati.

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