Prof. Michele De Luca

È ancora vivo il ricordo dell’ultimo premio Nobel per la Medicina assegnato ai padri dell’immunoterapia mentre Takeda Farmaceutici e la New York Academy of Science annunciano i nomi dei vincitori del prestigioso Premio Internazionale “Innovators in Science” che, per l’anno 2019, sarà conferito nella categoria Senior Scientist al prof. Michele De Luca, professore di Biochimica e direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Il premio messo a disposizione dalla nota azienda giapponese e dal rinomato istituto americano prevede l’elargizione di due assegni, ognuno del valore di 200.000 dollari, rispettivamente ad uno scienziato ad inizio carriera – per il 2019 è stato scelto il prof. Shruti Naik, del Dipartimento di Patologia, Medicina e Dermatologia della Scuola di Medicina di New Tork – e ad un cattedratico già affermato che abbia condotto ricerche di significativo impatto scientifico e si sia distinto per la profondità e l’originalità di pensiero. Il prof. De Luca, ha dedicato la sua intera carriera alla ricerca e allo sviluppo di terapie avanzate a partire dalle colture di cellule staminali e uno dei suoi più grandi successi è legato a Holoclar, il primo trattamento a base di cellule staminali ad aver ricevuto l’approvazione all’immissione in commercio da parte della Commissione Europea.

Holoclar è la dimostrazione che l’Italia non è seconda a nessun’altro paese nello studio e nell’utilizzo delle cellule staminali dal momento che questa terapia ha prodotto effetti straordinari nella rigenerazione della cornea danneggiata da ustioni chimiche o termiche. Tuttavia, le sue possibilità di sviluppo e messa a punto partono da molto lontano. O meglio, scaturiscono da un organo di maggiori dimensioni e più facilmente esposto a traumi di natura chimica o fisica: la pelle.

Fin da metà degli anni ’70 sono stati fatti moltissimi tentativi per rigenerare in vitro la pelle e i risultati, col passare del tempo, si sono fatti sempre più concreti. La coltivazione con innovativi terreni di coltura, la distribuzione su speciali biostrutture e il successivo impego delle cellule staminali emopoietiche in procedure di trapianto autologhe o allogeniche ha consentito di tagliare traguardi insperati, specie nel campo delle malattie rare come nel caso dell’epidermolisi bollosa una patologia di natura genetica prodotta dalle mutazioni a danno dei geni LAMA3, LAMB3 e LAMC2 che codificano per una proteina (laminina-332) in assenza della quale si producono evidenti e dolorose bolle a livello cutaneo. Tali lesioni possono infettarsi e portare a un serio inasprimento delle condizioni di vita dei pazienti.

Hassan è un ragazzo di 10 anni affetto da una forma avanzata di questa terribile malattia che, per sua fortuna, tre anni fa ha incrociato la strada del prof. De Luca, formatosi alla scuola del prof. Howard Green, Del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge. Gli studi di De Luca e Green si sono focalizzati sulle potenzialità della terapia cellulare per il trattamento di patologie dell’epitelio e ustioni di grado elevato. Lo studioso italiano ha creduto così a fondo nelle cellule staminali da tornare in Italia e fondare, nel 2008, Holostem – Terapie Avanzate che, come spiega lo stesso De Luca ha messo insieme la “componente scientifica e quella regolatoria, instaurando una partnership fra pubblico e privato che è stata poi presa a modello da altre realtà italiane e internazionali”.

Nell’articolo “La seconda pelle di Hassan”, premiato alla V edizione del Premio O.Ma.R., viene appunto descritto il caso di Hassan, che si è sottoposto ad un trapianto di cellule staminali emopoietiche appositamente coltivate per esprimere una versione funzionante del gene LAMB3. Hassan versava in condizioni critiche quando ha incontrato de Luca e ha subito la sostituzione di quasi l’80% dell’epidermide ma la sua vita, da quel momento, è mutata radicalmente. Oggi il bambino gode di una “pelle tutta nuova”, che a tre anni dal trapianto è stabile e gli permette di vivere una vita normale. Il suo è uno dei più noti esempi del successo della medicina rigenerativa ma il cammino che ha portato Holostem e De Luca a questo storico traguardo non è stato facile. Negli anni novanta, quando De Luca e il suo gruppo hanno iniziato a raccogliere i primi risultati del loro lavoro non esisteva una regolamentazione ben definita a livello europeo per il controllo di qualità e l’uso di protocolli di produzione standardizzati. Pertanto, nonostante avesse intuito la strada e ottenuto un buon risultato sui primi pazienti, De Luca dovette sottoporre a revisione i dati e raffrontarli a quelli ottenuti con le nuove regolamentazioni.

La revisione del processo di produzione ha portato a un affinamento delle procedure e a una completa messa a punto della sua terapia cellulare. In seguito a ciò nel 2015, grazie anche agli investimenti di Chiesi Faramceutici, il Centro di Medicina Rigenerativa di Modena ha ottenuto la certificazione secondo gli standard internazionali (GMP), attestando la sicurezza e l’efficacia dei suoi prodotti e procedendo nel percorso di registrazione di Holoclar, ufficialmente riconosciuta come la prima terapia avanzata basata su cellule staminali in Europa: essa consente di rigenerare il tessuto corneale a partire da un gruppo di cellule staminali autologhe, prelevate dal limbus, una piccola parte dell’occhio al confine tra cornea e congiuntiva. Il sottile lembo di cellule che si viene così a creare può essere posizionato sull’occhio ed è riassorbito nel giro di 24 ore, restituendo la capacità di vedere al malato.


Non c’è bisogno di aggiungere altro per far comprendere quanto il prof. De Luca sia un esempio vivente dell’eccellenza in campo scientifico e le sue parole alla notizia del conferimento del premio sono testimonianza di come egli sia riuscito a primeggiare in un campo così complicato come quello della medicina rigenerativa. “È un onore essere riconosciuto per la mia ricerca nel campo delle cellule staminali epiteliali e per il mio contributo nell’espandere il loro potenziale terapeutico” – dichiara il prof. De Luca – “Non bisogna mai dimenticare che le vere scoperte nella medicina rigenerativa iniziano con la scienza di base e la biologia dello sviluppo. Questo è un punto davvero fondamentale che non mi stancherò mai di ripetere. Senza un solido razionale e tanta seria ricerca di base la medicina rigenerativa non può avere successo”. La ricerca di base è, quindi, alle fondamenta dell’edificio delle terapie cellulari e se ora si prova a lanciare lo sguardo verso i piani più alti non si può non scorgere l’attico di CRISPR-Cas9 , grazie a cui gli scienziati sperano di implementare le potenzialità delle cellule staminali adulte che potrebbero essere riprogrammate per far esprimere versioni funzionanti di geni in grado di correggere alcune patologie croniche come il diabete o le dipendenze da certi tipi di droga. Nel frattempo però De Luca prosegue le sue ricerche per il trattamento di patologie come l’epidermolisi bollosa sfruttando a pieno le cellule staminali, nella speranza di poter arrivare a prevenire l’insorgenza delle pericolose lesioni tipiche della malattia.

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