I Breakthrough Prize sono andati a chi ha reso possibile la terapia genica per una forma di cecità, il trattamento di editing per le emoglobinopatie e i test genetici per la SLA  

Li chiamano “Oscar della scienza” per il glamour hollywoodiano, ma assomigliano sempre più spesso a un gran galà delle terapie avanzate. Qualche esempio? Nel 2015 Cameron Diaz aveva consegnato il premio per le scienze della vita alle inventrici di CRISPR Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier. Nel 2025 era stata la volta di David Liu, il padre dei correttori di basi, premiato da Jodie Foster e Lily Collins. Ed ecco che nel 2026 la giuria composta dai vincitori delle precedenti edizioni (tra cui i pionieri delle CAR-T e dei vaccini a RNA) ha deciso di fare un passo indietro, omaggiando sette scienziati che hanno indagato le basi genetiche di gravi malattie e hanno messo la comunità scientifica sulla strada giusta per cercare una cura.  

In platea, a Santa Monica, non poteva mancare Baby KJ, il neonato che un anno fa ha ricevuto un trattamento di editing sviluppato a tempo di record soltanto per lui. Mentre l’attrice Anne Hathaway e l’alpinista da record Alex Honnold presentavano il video a lui dedicato, il bambino simbolo della medicina di precisione se ne stava in braccio ai genitori, in compagnia dei medici ideatori della terapia (Kiran Musunuru e Rebecca Ahrens-Nicklas dell’Università della Pennsylvania) e dell’ex direttore dell’agenzia che ne ha accelerato l’approvazione (Peter Marks, allora alla Food and Drug Administration). Tra sketch, canzoni e balli, la cerimonia ha incoronato anche figure chiave per la fisica e la matematica, assegnando premi per un valore complessivo di 20 milioni di dollari, messi a disposizione da filantropi del mondo tech, tra cui i fondatori di Google e Meta (il video integrale è disponibile su YouTube). Anche quest’anno, comunque, sono state le scienze della vita a far venire ai vip presenti gli occhi lucidi (tra loro Ben Affleck, Orlando Bloom, Zoe Saldaña, Salma Hayek, Margot Robbie, Gal Gadot, Lady Gaga e molti altri).  

I premi di questa categoria sono andati a sette scienziati attivi nel campo delle malattie rare, in tre diversi filoni di ricerca: Jean Bennett, Albert Maguire e Katherine A. High; Stuart H. Orkin e Swee Lay Thein; Rosa Rademakers e Bryan Traynor. Cominciamo dall’amaurosi congenita di Leber - una forma di distrofia retinica ereditaria che solitamente porta alla cecità totale nella prima età adulta - con i premi consegnati dalla modella Gigi Hadid e dalla tech leader Tekedra Mawakana a un trio di scienziati. I coniugi Jean Bennett e Albert Maguire che hanno posato i primi mattoni e Katherine A. High che li ha aiutati a costruirci sopra la prima terapia genica approvata per una patologia della vista (Luxturna). Il trattamento consiste nella sostituzione del gene RPE65 difettoso con una versione funzionante, il cui prodotto proteico è fondamentale per il processo con cui la retina risponde alla luce. Bennett e Maguire (biologa molecolare lei e chirurgo oftalmico lui) hanno ideato e sviluppato il loro approccio lavorando all’Università della Pennsylvania, fino a dimostrarne l’efficacia su alcuni cani, che poi la coppia ha voluto adottare. Quindi è stata High, in forze al Children’s Hospital of Philadelphia, ad accompagnarli verso le sperimentazioni sui pazienti, attraverso i passaggi più insidiosi come l’iter per l’autorizzazione e la preparazione secondo standard clinici dei vettori virali usati per trasportare il gene sano.  

Nel complesso il loro lavoro ha consentito ai bambini con amaurosi di Leber di crescere in modo indipendente, andare normalmente a scuola e, in alcuni casi, ottenere persino la patente di guida. I benefici si sono dimostrati duraturi, con miglioramenti visivi stabili anche in soggetti trattati oltre un decennio prima. A oggi hanno potuto beneficiare di questa possibilità quasi tutti i pazienti statunitensi con le caratteristiche necessarie per essere ammessi, e la terapia è diventata accessibile anche in altre parti del mondo, Italia compresa. Il premio è stato assegnato ai tre ricercatori anche per una ragione di ordine più generale: il loro impegno ha stabilito un precedente che, insieme ad altri pionieristici esperimenti, ha contribuito a far crescere la fiducia nei confronti della terapia genica.  

Passiamo ora alle emoglobinopatie, con i premi consegnati dagli attori Sean Penn e Octavia Spencer a Stuart H. Orkin (Harvard University) e Swee Lay Thein (National Institutes of Health). Nella talassemia l’organismo non produce una quantità sufficiente di emoglobina ben funzionante, nell’anemia falciforme, invece, l’emoglobina difettosa fa sì che i globuli rossi diventino rigidi e assumano una forma a falce, intasando i vasi. Il modo tecnicamente più semplice per rimediare a questi difetti è riattivare la produzione dell’emoglobina fetale, che nella maggior parte degli esseri umani si spegne poco dopo la nascita. Esistono persone in cui questo avviene naturalmente, perché anche in età adulta resta attivo il gene “di scorta”, e con l’aiuto della scienza è possibile mimare questa condizione fortunata. Ebbene, Thein ha mappato e individuato un gene chiave (BCL11A), mentre Orkin ha dimostrato che funge da repressore dell'emoglobina fetale. Rimuovendo questo freno, dunque, i globuli rossi possono rimetterla in produzione mitigando i sintomi di anemia falciforme e talassemia. Il primo trattamento basato su CRISPR approvato al mondo (Casgevy) funziona proprio così: si prelevano le cellule staminali del sangue dai pazienti, si inattiva il gene repressore con un taglio mirato e si reintroducono le cellule geneticamente corrette nel corpo. Un protocollo che si è dimostrato molto efficace ed è messo a disposizione anche dal Servizio Sanitario Nazionale.

Veniamo infine al terzo filone di ricerca, con i premi consegnati a Rosa Rademakers e Bryan Traynor dalla popstar John Legend e dal Nobel pioniere dell’intelligenza artificiale Demis Hassabis. I due scienziati vincitori del Breakthrough Prize hanno avuto il merito di scoprire in modo indipendente la causa genetica più comune sia della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sia della demenza frontotemporale (FTD). Grazie a estese collaborazioni internazionali hanno raccolto dati su larga scala in famiglie in cui si manifestavano contemporaneamente entrambe le malattie neurodegenerative, fino a individuare un fattore genetico presente in buona parte dei casi familiari e in una minoranza degli altri: una mutazione nel gene C9orf72 che, negli individui affetti, comporta la ripetizione di una sequenza di sei lettere. La scoperta ha contribuito a fare luce sui meccanismi molecolari di queste malattie interconnesse, ha messo i test genetici a disposizione delle famiglie colpite e ha stimolato la ricerca di possibili trattamenti. Il traguardo purtroppo non è ancora a portata di mano, ma il bersaglio è stato individuato e la ricerca sta facendo il suo corso.  

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