Un tempo una soluzione in grado di “ridare la vista ai ciechi e tornare a far sentire i sordi” sarebbe stata semplicemente definita un “miracolo” poiché queste menomazioni dei sensi erano considerate insanabili. Ma in questo secolo il progresso scientifico in ambito medico sta facendo balzi da gigante: lo dimostrano i risultati di uno studio clinico in cui la terapia genica, messa a punto per alcune forme di sordità grave, ha permesso a bambini completamente sordi dalla nascita di sentire i suoni del mondo. La terapia sperimentale, ideata per portare all’interno della coclea una copia del gene che codifica per l’otoferlina, aveva già ridato l’udito ad una bambina di 18 mesi (ne avevamo parlato qui), ora sono stati pubblicati su The New England Journal of Medicine i risultati del trattamento di 12 bambini.
Per chi soffre di dipendenza da alcol o da sostanze, il primo periodo di astensione può essere particolarmente duro, portando con sé forti ripercussioni psicologiche. Un approccio innovativo, non farmacologico, basato su un dispositivo indossabile di ultima generazione, ha dimostrato di poter aiutare a gestire lo stress e ridurre il rischio di ricadute, supportando le persone in questo momento così delicato. Lo strumento, al centro di un lavoro pubblicato a inizio ottobre su JAMA Psychiatry, si applica come un semplice cerotto (o “patch”) ma è un vero concentrato di tecnologia: misura i livelli di stress e interviene con stimoli che inducono a regolare la respirazione, contribuendo a stabilizzare l’umore e a mantenere il controllo.
La carenza di organi per i trapianti è una delle più grandi emergenze mediche globali. In questo scenario, gli xenotrapianti – l’uso di organi di animali geneticamente modificati per il trapianto in esseri umani – si sta trasformando da prospettiva teorica a possibilità concreta (con tutte le implicazioni che questo porta con sé). Negli ultimi mesi, due risultati hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale: il trapianto di un rene di maiale funzionante per oltre sei mesi in un paziente vivente e il primo trapianto di fegato di maiale in un essere umano. Negli Stati Uniti, Paese all’avanguardia in questo ambito, si guarda alle prime sperimentazioni cliniche sugli xenotrapianti, che dovrebbero iniziare nei prossimi mesi.
In medicina, capita spesso che nuovi trattamenti svelino di possedere caratteristiche non previste e inattese: è quello che sta accadendo con i vaccini a mRNA contro SARS-CoV2. Infatti, uno studio, pubblicato su Nature una decina di giorni fa, ha dimostrato che i pazienti oncologici che hanno ricevuto questo tipo di vaccini prima di iniziare un’immunoterapia hanno vissuto significativamente più a lungo rispetto a quelli non vaccinati. Ma, ancor più interessante, è che questo potrebbe essere possibile grazie a un potenziamento della risposta immunitaria, che rende i tumori più suscettibili al trattamento immunoterapico. Una scoperta che apre a nuove interessanti applicazioni in campo oncologico.
L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (OPBG) ha celebrato i suoi primi 40 anni come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) con l’evento “La Ricerca X la Cura” che si è tenuto martedì 28 ottobre presso la sede di San Paolo e alla presenza di autorità ed istituzioni. È stata l’occasione per ripercorrere la storia del primo centro di ricerca pediatrica in Italia e per raccontare i traguardi di un percorso traslazionale che ha saputo unire ricerca, tecnologia e pratica clinica. È stato, inoltre, presentato e inaugurato il nuovo Laboratorio di Terapia Genica finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), attraverso il Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito della progettualità condotta dal Centro Nazionale di Ricerca Sviluppo di Terapia Genica e Farmaci a RNA. Un importante investimento sul futuro della medicina personalizzata.
Ripartire dopo due anni di liquidazione non è solo una sfida industriale, nel campo delle terapie avanzate è una prova di resistenza collettiva. È la recente storia di Holostem, realtà nata all’interno del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e pioniera nello sviluppo e produzione di terapie a base di cellule staminali epiteliali. Dopo un lungo periodo di incertezza e la cessione del ramo d’azienda alla Fondazione ENEA Tech e Biomedical (ne abbiamo parlato qui), il 2025 ha segnato la svolta: l’azienda è tornata operativa, con un nuovo assetto e una visione proiettata al futuro. Osservatorio Terapie Avanzate ha intervistato Alessandro Padova, Amministratore Delegato e Direttore Generale della biotech modenese.
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