Lo studio clinico è basato sulla versione del gene APOE che potrebbe ridurre il rischio di sviluppare la malattia. La discussione durante la Brain Awareness Week
È ufficialmente stato approvato il primo trial nel quale una terapia genica sperimentale troverà impiego per trattare la malattia di Alzheimer. La notizia ha provocato un vasto eco di discussioni dal momento che, allo stato attuale delle cose, è difficile poter affermare di conoscere con certezza l’eziologia della malattia.
La comunità scientifica si divide in merito alla decisione delle autorità giapponesi di dare l’ok all’immissione in commercio
Mentre il dott. He Jiankui a fine novembre annunciava la nascita di due gemelline dal DNA modificato, in Giappone veniva approvata la prima terapia a base di cellule staminali mesenchimali per la terapia delle lesioni spinali. Una notizia che sorprende e fa discutere. L’Oriente sembra muoversi a velocità doppia rispetto all’Occidente sul fronte di alcune terapie avanzate quali terapia cellulare ed editing genomico, con tutti i rischi che da ciò consegue.
Partire dalle staminali pluripotenti indotte per produrre cellule epiteliali della retina da trapiantare con un supporto tridimensionale biodegradabile. È questa l’idea sperimentata in modelli animali
Gli studi del prof. De Luca e della dott.ssa Pellegrini sui trapianti cornea hanno dimostrato chiaramente due cose: che l’occhio è un organo ideale per le ricerche nelle quali si impiegano cellule staminali e che la terapia cellulare – che in Italia ha tagliato insperati traguardi proprio grazie a De Luca e Pellegrini e al progetto Holoclar – è sicura ed efficace ma, soprattutto, sta attraversando un formidabile momento di espansione.
I risultati incoraggianti arrivano da due nuovi studi pubblicati su Nature Medicine. Uno dei due lavori porta la firma di Sammy Basso, l’ormai celebre paziente italiano
È presto per parlare di una cura per la progeria, però il percorso è ad una svolta importante. E all’incrocio ad indicare la direzione c’è CRISPR-Cas9, la tecnologia alla quale abbiamo dato la familiare immagine delle “forbici” molecolari e che abbiamo imparato a conoscere grazie alle molteplici potenzialità riportate in pochi anni contro le patologie genetiche.
Anche quest’anno torna l’UniStem Day, un evento che è arrivato alla sua undicesima edizione. Si tratta del più grande evento di divulgazione, a livello internazionale, dedicato al tema della ricerca sulle cellule staminali e rivolto agli studenti delle scuole superiori.
Un incontro tra il mondo della ricerca e il mondo della scuola per fare il punto della situazione sulle prospettive attuali e future, per discutere degli aspetti etici e della comunicazione su un tema tanto attuale quanto controverso.
Rivoluzionaria nell’ambito dell’editing genomico, ma non solo: CRISPR va incontro all’epidemiologia e identifica gli acidi nucleici di virus e batteri patogeni
La tecnica di “taglia e cuci” del DNA è diventata famosa per la possibilità di correggere mutazioni responsabili di alcune patologie e per gli studi sulla creazione di “super” organismi, come ad esempio polli immuni all’influenza aviaria o nuove varietà di pomodori con alcune caratteristiche migliorate. Ma le sue capacità non si limitano a questo. CRISPR, infatti, permetterebbe di diagnosticare infezioni in modo più semplice, rapido ed economico rispetto agli altri metodi diagnostici e i ricercatori vorrebbero migliorare la tecnica in modo da renderla più veloce nell’identificare agenti patogeni, specialmente durante le epidemie.
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